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Appello delle donne a Musumeci: “Estromesse dallo spazio pubblico, la task force per la lotta al Covid19 formata da soli uomini”

"Nelle riforme che portano il nome di Lotti, Anselmi, Turco, Bindi, Carfagna, Mosca ci sono gli strumenti necessari per uscire da questo periodo difficile che sta mettendo a dura prova le famiglie italiane

PALERMO – Al governatore chiediamo di inserire nelle task force, costituite per la gestione della fase due dell’emergenza Coronavirus, le donne. Centinaia di firme raccolte in pochi giorni per una lettera inviata al Presidente della Repubblica, a firmare sono soprattutto donne siciliane e dell’Italia meridionale, gruppi e associazioni femminili e femministe. Oltre a Daniela Dioguardi, Giovanna Martelli e Alessandra Bocchetti ci sono Valentina Chinnici, Milena Gentile, Concetta Balistreri, Evelina Santangelo, Antonella Monastra.

“Non bisogna scaricare sulle donne il peso della grave crisi economica che il paese vivrà – si legge nella lettera –inviata a Musumeci – nelle riforme che portano il nome di Nilde Iotti, Tina Anselmi, Livia Turco, Rosi Bindi, Mara Carfagna, Alessia Mosca e tante altre, ci sono gli strumenti necessari per uscire da questo periodo difficile che sta mettendo a dura prova le famiglie italiane. Sono riforme che nascono dalle competenze e dal buon senso delle donne, riconosciute nello spazio privato ed estromesse dallo spazio pubblico. È venuto il tempo di valorizzarle. Ci rivolgiamo a Lei perché la sua presa di posizione sarebbe un prezioso aiuto per un’Italia più equilibrata, realistica e sicura”.

“É evidente che il contributo di intelligenza concreta e sostanziale è ancora insufficiente – prosegue la lettera – visto il numero eccessivo di commissioni che stanno nascendo in tutto il paese. Ciò renderà difficile il loro funzionamento, soprattutto in un momento in cui é necessario prendere velocemente decisioni fondamentali per la vita di tutti e tutte. Abbiamo cercato delle motivazioni e le risposte sono arrivate: sono composte da soli uomini perché sono stati individuati i ruoli apicali delle singole funzioni. Nelle posizioni apicali non ci siamo, siamo escluse. Eppure, ci omaggiano sempre, ci dicono che siamo brave, le più studiose, che ci laureiamo con maggior profitto e merito”.

“Signor Presidente, siamo stufe di essere omaggiate. Vogliamo essere protagoniste nella vita pubblica del nostro Paese perché, quando questo accade, la società migliora per tutti. Noi abbiamo contribuito a rimuovere, con la cura dei figli, la gestione della casa e il nostro lavoro nelle fabbriche, nelle scuole, negli ospedali, quegli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. A tutto questo si aggiunge la funzione sociale della cura che svolgiamo gratuitamente senza alcun riconoscimento, ma che contribuisce alla crescita economica del Paese. Diamo, ogni giorno, corpo e azione all’art. 3 della Costituzione Repubblicana”.

“La nostra è una presenza forte, tenace, lungimirante, presente nel Paese soprattutto nei momenti più bui. Senza di noi quella “coesione nazionale” che costa molta fatica e che Lei richiama spesso, non è possibile. Oggi che ci stiamo preparando a rialzarci dopo l’urto dell’epidemia, non si può fare a meno di quello che le donne hanno portato nella Politica e nella Società, per il bene di tutti. Il tempo sarà lungo e non possiamo continuare ad affidarci a centinaia di esperti per trovare le risposte adeguate e che non scarichino sulle donne il prezzo più alto. Questo rischio sembra, purtroppo profilarsi: se le scuole riapriranno a settembre e molte attività lavorative riprenderanno entro il mese di maggio, a chi affideremo le bambine ed i bambini?”.

 

 

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