PALERMO – “Mi sono addormentato a Bergamo, la mia città, e mi sono svegliato a Palermo. Ma io mica ci credevo…”. Lo racconta in un’intervista a La Repubblica il bergamasco Ettore Consonni, colpito da Coronavirus.
Dopo 35 giorni l’uomo di 61 anni è guarito: il suo tampone è risultato negativo due volte. Presto tornerà nella sua città. “La Sicilia me la tatuerò sul cuore. Qui mi hanno resuscitato – dice Ettore – ci sono infermieri e medici speciali”.
Dopo 23 giorni di rianimazione e altri 12 di degenza nell’ospedale Civico, Ettore sta meglio e ha raccontato la sua esperienza. “In Rianimazione sentivo l’accento siciliano, ma pensavo a qualche medico emigrato. Mi dicevano che ero a Palermo, ma pensavo scherzassero”.
Ettore è una delle due persone che è stata trasferita circa un mese fa dalla Lombardia in Sicilia. L’incubo ha inizio quando accusa un dolore lancinante al petto che gli spezza il respiro. L’uomo arriva a Palermo in condizioni critiche. Al Nord non c’erano più posti in terapia intensiva, il magazziniere bergamasco in pensione è stato portato con un aereo militare a Palermo per essere ricoverato.
“Non è vero che ci sono solo cose negative al Sud – aggiunge Ettore – questo ospedale è all’avanguardia, fiore all’occhiello della sanità di tutta l’Italia. Guardo gli infermieri e mi chiedo chi glielo fa fare di rischiare la vita”.