MONREALE – L’emergenza Coronavirus ha colto di sorpresa tutti gli istituti scolastici del paese. La chiusura delle scuole imposta dal decreto del premier Conte ha trovato la maggior parte di essi impreparati.
In tutta la penisola le scuole si sono dovute riorganizzare per adottare nuove modalità di didattica a distanza. E i docenti, chi con maggiore difficoltà, chi con più scioltezza perché già abituati ad utilizzare le nuove tecnologie, hanno provveduto a riorganizzare le modalità di fruizione delle lezioni.
Anche all’istituto comprensivo Basile-D’Aleo, che comprende i licei classico, scientifico e artistico di Monreale, il liceo tecnologico e l’IPSASR di S. Giuseppe Jato e l’istituto Tecnico Agrario di S. Cipirello, l’attività didattica è ripresa ormai da diversi giorni. E, dalle proprie scrivanie, all’interno delle proprie abitazioni, docenti e allievi comunicano e si confrontano attraverso piattaforme interattive.
La prof.ssa Luisa Ferrara insegna materie letterarie al secondo anno del liceo classico. Ci spiega come il primo ausilio adottato immediatamente sia stato il registro elettronico, che consente di prendere le presenze, registrare le spiegazioni svolte e i compiti assegnati. Uno strumento che però ha fatto emergere subito il suo limite, quello di non consentire il dialogo con gli studenti. “A mancare era l’interazione con i ragazzi. Ci siamo consultati con la dirigente e abbiamo deciso di utilizzare la piattaforma Skype, che invece ci permette di effettuare videoconferenze che garantiscono un alto grado di partecipazione”.
Una volta ottenute le liberatorie dai genitori, le lezioni sono ripartite con questa nuova modalità.
Al Liceo Classico monrealese diversi docenti hanno avviato i loro corsi.
“Ormai le lezioni con i miei studenti avvengono secondo il mio normale orario scolastico. Con regolarità. Un sistema che ha trovato un altissimo gradimento tra i ragazzi”.
La nuova piattaforma necessita della disponibilità di PC, tablet o cellulari, ma soprattutto di una connessione internet veloce e senza limiti. “Il MIUR ci ha richiesto una ricognizione sulla disponibilità dei dispositivi e delle connessioni tra i ragazzi. Non abbiamo riscontrato problemi di questo genere. Piuttosto la difficoltà che i ragazzi hanno ad utilizzarli smartphone e pc per la didattica. Sono così bravi a postare foto, ma non posseggono una formazione sull’utilizzo di questi dispositivi finalizzata alla didattica, all’apprendimento”.
Quando la scuola è stata chiusa i docenti si erano adoperati essenzialmente a fare un ripasso e ad approfondire il programma svolto. Ma l’assenza dai banchi di scuola si sta protraendo più del previsto.
“Ormai stiamo andando avanti con il programma. Le nuove piattaforme ci consentono di inviare del materiale, di fare video lezioni. Anche di fare delle verifiche, tramite elaborati o anche oralmente, ascoltando direttamente i ragazzi. Al momento non riportiamo però valutazioni, né prendiamo le assenze”.
Al liceo classico il professore Carmelo Nicolosi, insegnante di sostegno, è anche l’animatore digitale, figura strategica nella diffusione dell’innovazione nelle scuole, istituita con decreto ministeriale nel 2015.
“Da un primo confronto tra docenti e dirigente era emersa la necessità di implementare l’interazione docenti-allievi nella didattica a distanza – spiega il Professore Nicolosi -. Abbiamo quindi accelerato in questa direzione per permettere di ridurre le distanze sociali alle quali siamo stati costretti. Skipe ci ha permesso di rispondere a questa esigenza.
Nonostante una prima timidezza sull’uso dello strumento, i colleghi si sono molto impegnati e, anche grazie all’utilizzo di alcuni tutorial, sono riusciti a prendere dimestichezza con la piattaforma”.
Il risultato è stato positivo, sia per i docenti che per gli alunni.
La scuola si sta intanto adoperando per utilizzare delle piattaforme ancora più prestanti rispetto a Skype, come google classroom, che consente la creazione di classi virtuali e semplifica la creazione e la distribuzione di materiale didattico, l’assegnazione e la valutazione di compiti on line, o Hangouts Meet per le videoconferenze. “Stiamo lavorando per configurarli”.
Intanto le scuole sono chiuse, ufficialmente fino al 3 aprile, ma non si hanno garanzie sulla loro riapertura.
Le difficoltà ci sono, non sono tutte rose e fiori. Soprattutto quando gli allievi vivono in un contesto socio culturale svantaggiato.
“Indipendentemente da quanto disposto dal Ministero, abbiamo un dovere morale nei confronti degli studenti – spiega il professore Nicolosi -. Laddove vi sono difficoltà socio economiche per cui le famiglie non dispongono di un pc, oppure manca la dimestichezza con il digitale, se necessario utilizziamo il telefono”.
Un forte limite alla didattica a distanza si registra quando l’allievo è portatore di gravi disabilità, in questi casi è fondamentale il contatto diretto insegnante-allievo.
“E chiaro che le difficoltà aumentano al crescere del grado di disabilità, non possiamo recarci in casa del ragazzo, dobbiamo utilizzare anche in questo caso modalità a distanza, ma è certo che nessuno viene abbandonato dalla scuola”.
“Nonostante l’entusiasmo di molti alunni per la didattica digitale – puntualizza la prof.ssa Ferrara -, la stragrande maggioranza di loro ha manifestato, sin dai primi giorni della quarantena forzata, il vivissimo desiderio di tornare a scuola.
Visto che io, in entrambe le classi, oltre al latino, insegno geostoria, li ho invitati a tenere una sorta di diario in cui annotare le loro riflessioni, man mano che trascorrono i giorni, da condividere al nostro rientro a scuola”.
È una scuola, quella italiana, costretta a reinventarsi per assolvere il suo compito e per garantire ai sui allievi il diritto allo studio.
Una scuola la cui forza è basata essenzialmente sul senso del dovere e sull’abnegazione di ciascuno dei suoi docenti.
(Nell’immagine la Prof.ssa Luisa Ferrara con alcuni alunni in occasione della notte del liceo classico del 17/01/2020)