PALERMO – Monreale avrà a breve un nuovo rappresentante all’Assemblea Regionale Siciliana. L’avvocato Mario Caputo ha vinto il ricorso presentato presso la Corte di Appello di Palermo, dopo che in primo grado lo stesso era stato rigettato.
Antonino Rizzotto, unico eletto nella lista “Nello Musumeci Presidente” in occasione delle consultazioni regionali del novembre 2017, secondo i giudici non era eleggibile. Non si era infatti dimesso da presidente dell’Ente di Formazione Issford entro il termine di 90 giorni dal termine della precedente legislatura. Il seggio scatterà così al primo dei non eletti, Mario Caputo.
Rizzotto potrebbe ricorrere contro questa sentenza presso la Corte di Cassazione, ma intanto la sentenza è divenuta esecutiva.
Già dalla prossima settimana la Commissione Verifica dei Poteri dell’ARS dovrebbe prenderne atto, e assieme all’ufficio di Presidenza dovrebbe certificare la decadenza di Rizzuto. Successivamente Caputo dovrebbe essere convocato per prestare giuramento ed insediarsi tra gli scranni di Sala D’Ercole.
Il neo Deputato dovrà scegliere quindi il gruppo politico di appartenenza. Sebbene si fosse candidato nel 2017 nelle file della Lega (che confluiva nella lista “Nello Musumeci Presidente”), la sua adesione oggi al partito del Carroccio non è scontata. In questi due anni Caputo è rimasto fuori dalla scena politica e all’interno della Lega non ricopre al momento alcun ruolo.
Ancora su Mario Caputo (come sul fratello Salvino) pende un processo penale che potrebbe avere riflessi sulla sua prossima nomina, in quanto un’eventuale condanna determinerebbe la sua incompatibilità con la carica di Deputato.
Nel 2018, proprio in seguito alla sua candidatura all’ARS, gli era stato contestato dalla Procura di Termini Imerese il reato di attentato contro i diritti politici del cittadino. In quell’occasione i fratelli Caputo erano stati sottoposti agli arresti domiciliari, poi revocati dal Tribunale del Riesame. Una decisione, quest’ultima, che era stata impugnata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese dinanzi la Corte di Cassazione che però, a dicembre 2018, si era pronunciata a favore degli imputati. I giudici supremi infatti avevano respinto il ricorso della Procura dando ragione alla difesa dei Caputo, confermando che non sussistevano le condizioni processuali per emettere il provvedimento restrittivo.
Una sentenza che fa ben sperare i fratelli Caputo sull’esito del procedimento giudiziario, che comunque difficilmente si concluderà entro il termine della legislatura.
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