MONREALE – Nella giornata del 23 gennaio del 1990 veniva ucciso a Monreale il geometra Vincenzo Miceli. Con la sua impresa di costruzioni si occupava di eseguire lavori per conto di enti pubblici: strade, edifici, illuminazione.
A ricordare questa vittima di mafia, per molti poco nota, è Biagio Cigno, presidente dell’associazione Antiracket e Antiusura “Liberi di Lavorare”.
Miceli non volle mai piegarsi al pagamento del pizzo, anzi ripetutamente denunciò i suoi estortori. All’inizio fu difficile interpretare i motivi della sua uccisione. Fu grazie ai pentiti Giovanni Brusca, Santino di Matte e Giuseppe Monticciolo che la verità anni dopo venne a galla.
Per la sua uccisione e di altre sei vittime di mafia uccise tra il 1993 e il 1994 a San Cipirello, San Giuseppe Jato, Borgetto e Camporeale nel 2004 vennero condannati all’ergastolo i boss mafiosi Giuseppe e Romualdo Agrigento, Antonino Alcamo, Castrense e Giuseppe Balsano, Benedetto Capizzi, Francesco La Rosa, Agostino Lentini, Burgio Montalbano, Domenico Raccugia, Michele Traina e Leonardo Vitale.
I pentiti Giovanni Brusca, Mario Santo Di Matteo e Giovanni Bonomo ebbero invece condanne inferiori, dai 13 ai 16 anni.
La sua uccisione doveva essere d’esempio per tutti gli altri imprenditori a detta di Giovanni Brusca, autoaccusatosi dell’omicidio. Miceli non voleva pagare il pizzo e faceva numerose denunce. Per questo andava ucciso.
“A Monreale poco si parla di questo omicidio – spiega Cigno – e pochi lo ricordano, al contrario di quanto avviene con altri omicidi eccellenti come quelli del capitano D’Aleo ed Emanuele Basile.
“Vogliamo ricordarlo per quello che era: un imprenditore onesto che voleva svolgere il suo lavoro senza sottostare a vessazioni mafiose”.