Di lui non si sa nulla, è solamente un corpicino gelido e inerme accartocciato su se stesso. Non si conosce il suo nome né la sua età precisa, non si può risalire a un’eventuale famiglia e questo atroce dettaglio rende ancora più acuto l’orrore.
Dalla corporatura si intuisce che potrebbe avere all’incirca dieci anni. Un cucciolo d’uomo, un piccolo clandestino morto assiderato e solo nel carrello di un aereo che viaggia da Abidjan a Parigi. Un bambino con poche speranze che perde la sua vita pur di sperare ancora. Che sacrifica il suo tempo, quel tempo naturalmente predisposto verso una crescita tranquilla e senza traumi, per una fuga rischiosa, un viaggio rocambolesco, sognando l’Europa e una vita meno difficile…una vita migliore.
Ci sono notizie che ci fanno desiderare che un meteorite possa porre fine alle nostre miserie umane. Perché, se succedono cose del genere, dovremmo riflettere a fondo su chi vogliamo essere veramente e su cosa siamo riusciti, in realtà, a diventare.
Quando si apprende una notizia così crudele, qualcosa, in chi mantiene ancora un briciolo di empatia, si spezza inevitabilmente.
Allora si spera ardentemente che sia solo una notizia falsa di pessimo gusto, lo scherzo macabro di un idiota, perché una vita così giovane che si spegne tra l’indifferenza del mondo è un’inaccettabile nefandezza, una sconfitta per l’intera umanità.
Il primo meccanismo di difesa del borghese perbenista o semplicemente del cittadino comune è l’incredulità di circostanza: si tende a negare un simile strazio e si cerca febbrilmente una smentita, un appiglio per poter dire quanto possa essere assurda e irreale una cosa del genere. Qualcuno che mostri uno striscione con su scritto: “scherzi a parte”.
Ci si augura che le ricerche, tra una notizia vaga e una testata giornalistica più attendibile, non conducano a quell’orrore che, al contrario, si teme di scoperchiare.
Immancabili, come lo sterco in una stalla, gli odiatori da tastiera, che grondano rabbia da ogni poro, al solo sentire la parola “clandestino”, anche se quest’ultimo è semplicemente un ragazzino che ha appena compiuto il secondo lustro della sua vita. Gente incapace di percepire un fatto ovvio e palese: è impossibile scegliere il gelo di un vano di servizio se si possiedono altre prospettive, meno sofferte e sofferenti. Non si può affrontare l’abisso di una stiva scomoda, gelida e crudele a dieci anni, solamente per un mero calcolo economico. Si affronta l’abisso solo quando esso diventa l’unico tunnel disponibile rispetto al nulla, soprattutto quando quell’oscuro nulla è il tuo pane quotidiano…soprattutto quando sei solo un bambino.
“simbolo di una sconfitta per l’intera umanità” al massimo rappresenta la sconfitta delle speranze dei genitori o pensiamo veramente che a un bambino di 10 anni venga in mente di imbarcarsi nel vano carrello di un aereo e che ci riesca senza l’aiuto di qualcuno?
Quanto al resto dell’articolo è solo un vile tentativo di instillare un senso di colpa nella gente per un semplice fatto di cronaca a meno che l’alternativa non sia offrire un biglietto di seconda classe a tutti i minorenni africani che sognano di venire in Europa (e no avere in Europa milioni di africani non è la risoluzione a niente: né hai nostri, né ha loro problemi che devono – non dobbiamo – risolvere in loco).