PALERMO – Approvata all’Assemblea regionale siciliana ieri pomeriggio la legge di riforma della formazione professionale. Gli articoli del ddl n.506, una ventina circa, sono stati esaminati senza fatica e con pochi emendamenti, al punto che la riforma è stata approvata nel giro di dieci minuti, segno che nelle commissioni di merito la riforma è stata messa a punto e condivisa da tutte le forze politiche.
Soddisfatto il presidente della commissione Formazione e lavoro Luca Sammartino che ha sottolineato come il Parlamento siciliano sia ancora in grado di legiferare e soddisfatto anche l’assessore Roberto Lagalla che ha detto come finalmente con questa riforma la formazione professionale riprenderà il suo cammino.
“Questa nuova legge – ha detto Lagalla – si adegua alle necessità degli ultimi anni in tema di formazione, strettamente legata alla necessità di unire studio e lavoro con una formazione in azienda”. La formazione prevista dalla legge si basa su un sistema di accreditamento, su un catalogo dell’offerta formativa e su un repertorio delle qualifiche.
La riforma promuove lo sviluppo di reti con le imprese e gli istituti di formazione e prevede la possibilità di dividere il catalogo in sezioni territoriali.
Tra le novità vi sono l’obbligatorietà per i formatori di aver conseguito la laurea, anche se saranno consentite deroghe a seconda della materia di insegnamento. Un’altra novità riguarda l’albo dei formatori: l’iscrizione dovrà essere confermata. Chi rimarrà nell’albo dovrà partecipare a corsi di aggiornamento triennali altrimenti la sua presenza nella lista decadrà. La cancellazione avverrà anche per coloro che hanno un rapporto di lavoro in un altro settore lavorativo. Solo chi rimarrà nell’albo a seguito di tutte queste procedure potrà passare al nuovo registro dei formatori.
La legge modifica l’assetto dell’organizzazione dell’assessorato all’Istruzione e alla Formazione. Le due materie saranno divise in due diversi dipartimenti: uno si occuperà di istruzione, università e ricerca, l’altro si occuperà solamente della Formazione professionale e sarà l’autorità di gestione del Fondo sociale europeo.
“L’approvazione di questa legge – ha detto l’assessore Lagalla – giunge in una giornata felice per la formazione perché oggi, per la prima volta, la Regione siciliana realizza un bando per finanziare la formazione in impresa, allo scopo di favorire l’inserimento occupazionale dei lavoratori.
A disposizione ci sono sei milioni di euro che fanno parte di un pacchetto complessivo di circa 25 milioni di euro per tutte le 5 misure di innovazione per l’impresa. Alcune sono già state attivate con avviso, altre lo saranno fra dicembre-gennaio.
“Vogliamo far tornare a parlare l’impresa con il mondo educativo– ha detto il presidente della Regione Nello Musumeci al momento della presentazione dell’iniziativa – rivedere il sistema formativo, creare abilità professionali che siano richieste dal mercato. E’ questo che dobbiamo fare se vogliamo preparare un mondo del lavoro che non sia condannato alle aree di parcheggio. Gli enti di formazione per il governo regionale non sono il fine, ma uno strumento. Il fine sono i nostri giovani”.
L’opportunità verrà offerta non solo a chi si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro, ma anche a chi è fuoriuscito dal contesto lavorativo, puntando in questo caso alla riqualificazione delle competenze.
Lagalla ha sottolineato che con questa iniziativa si punta a due obiettivi: quello di inserire quante più persone possibili nel mondo del lavoro, ma anche accrescere la competitività delle imprese siciliane, il loro know-how e rispondere prontamente ai mutamenti del mercato internazionale”.
Le imprese che avranno priorità saranno quelle che operano nei settori dell’agro-alimentare, del manifatturiero, incluse le attività artigiane e poi ancora nel campo dell’edilizia, delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, del turismo, dei beni culturali e dei servizi sociali.
Le imprese interessate a partecipare, inoltre, si impegneranno ad accogliere i soggetti destinatari dell’intervento per un periodo di stage finalizzato all’inserimento in organico, dando quindi occupazione almeno al 25 per cento degli allievi che concludono positivamente il percorso formativo, nel caso delle piccole imprese, al 40 per cento se si tratta di grandi aziende. A tal fine, l’impresa dovrà presentare un dettagliato Piano di sviluppo aziendale da cui si evinca il fabbisogno di ampliamento dell’organico supportato anche dall’eventuale sostenibilità finanziaria.