MONREALE – Gli esercenti turistici devono fare pagare la tassa di soggiorno ai turisti. Lo ha stabilito il regolamento comunale del 2012, messo in atto il 6 aprile del 2018. Ma quanti realmente lo rispettano? E i fondi in che modo vengono spesi?
Quella che nelle altre città d’Italia è una prassi già consolidata a Monreale continua ad essere ancora motivo di discussione. Senza risvolti.
Sull’argomento oggi sembra che si tornino a riaccendere i riflettori. Dopo la richiesta di incontro con l’amministrazione comunale inoltrata da Biagio Cigno, presidente dell’associazione “Liberi di lavorare”, arriva l’interrogazione del consigliere di Popolari per Monreale, Mimmo Vittorino.
“Domani presenterò un’interrogazione, voglio che venga fatta chiarezza e un controllo su quanti B&B esistono a Monreale e chi effettivamente paga la tassa di soggiorno. Inoltre, chiederò anche di creare una collaborazione con gli operatori del settore, affinché con le somme riscosse si crei un fondo adeguato da poter sfruttare per i servizi turistici di cui la nostra città è carente. Ritengo che sia giusto che tutte le strutture versino la tassa. Allo stesso tempo pagando tutti, la concorrenza tra gli operatori non diventa sleale”.
L’anno scorso Filodiretto aveva pubblicato un articolo dove veniva messo a fuoco la classifica della Direzione Infrastrutture viabilità Provinciale, Mobilità e Trasporti. Nel documento erano dieci le strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere inserite per il quinquennio 2017/2021 ricadenti nel comune di Monreale. Un numero che era apparso abbastanza esiguo rispetto alle 55 strutture suggerite da Booking.
Quindi se da una parte c’è un’assenza di controllo dall’altra sembra esserci stato negli anni uno scarso interesse per la questione.
A Palermo c’è stato un balzo in avanti sui proventi versati nelle casse comunali. La città, infatti, nel 2018 ha incassato oltre 2,6 milioni.