MONREALE – Si è svolto a Villa Niscemi, su invito del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, un incontro operativo per l’organizzazione e definizione della V edizione del Festival delle Letterature migranti, che si avvierà dal mese di ottobre prossimo e che avrà cadenza plurimensile.
Una rassegna che ha ormai una risonanza europea ed internazionale, vantando della pregevole partecipazione di numerosi intellettuali che “migrano” verso una “Casa delle Letterature” condivisa, dove ospitalità, accoglienza, dialogo e comunione tra popoli rappresentano i valori di fondo contro la chiusura dei confini e l’annichilimento delle culture.
Presente all’incontro il Comune di Monreale rappresentato, su delega del sindaco Alberto Arcidiacono, dall’assessore agli Affari generali, Daniela Battaglia e da Maria Rita Fedele, referente monrealese dell’iniziativa e già consulente alla Cultura del Comune di Monreale. Presenti all’incontro numerose associazioni culturali di Palermo, nonché l’omonima Università degli Studi.
Durante l’incontro si è confermata la volontà di fare dello stesso Festival un evento “migrante” nei siti più rappresentativi delle istituzioni partecipanti, nonché nel Duomo di Monreale e nel Complesso Monumentale Guglielmo II. Entusiasti Davide Camarrone, direttore artistico del Festival e il Sindaco Leoluca Orlando nel vedere per la prima volta la cittadina normanna, autorevolmente riconosciuta dall’ Unesco nel Percorso arabo-normanno, come una delle pregevoli sedi istituzionali di un festival che nella sua quinta edizione si annuncia già itinerante, uscendo dagli stretti confini della città di Palermo.
Piena condivisione è stata espressa dal sindaco Alberto Arcidiacono che attraverso l’assessore Battaglia ha comunicato che c’è il massimo interesse e la volontà della sua amministrazione Comunale di Monreale a continuare in questo dialogo sinergico tra le due Città. “Monreale e Palermo – ha detto l’assessore Battaglia – in un progetto culturale comune dove trovino espressione le istituzioni civili, religiose e scolastiche della cittadina normanna, in cui nessuno si senta escluso da una cultura e da una società che rischia il pericolo di diventare, come il Mediterraneo, luogo simbolico di estraniazione, di confinamento o peggio ancora di autoreferenzialità”.