Monreale, 26 aprile 2019 – Non tutto perfetto ieri, durante il comizio di Matteo Salvini a Monreale. Il ministro dell’Interno, che si trova ancora in Sicilia per sostenere i candidati sindaco della Lega e per fare campagna elettorale alle europee, ha mandato (quasi) tutti in visibilio ieri pomeriggio in piazza Guglielmo II, dove la folla lo acclamava come si farebbe con una rock star.
Ma, come accennato all’inizio, non tutto è stato proprio perfetto. Poco prima di salire sul palco, il ministro si era recato a porgere un saluto alla lapide commemorativa di Emanuele Basile, il carabiniere ucciso a Monreale il 3 maggio del 1980 e di cui a breve sarà il 39° anniversario dalla morte.
A un certo punto del comizio Salvini tocca l’argomento, a lui sempre caro, delle forze dell’ordine; toccava ovviamente ribadire la sua visita alla lapide di Basile. Ma al momento di nominare l’ufficiale dei carabinieri si ferma, esita, tartaglia un secondo, e trova la via di fuga.
“Ci siamo fermati prima a commemorare… ehm… uno dei tanti carabinieri caduti…”. Non certamente l’ideale di memoria storica e sociale che ci hanno insegnato a scuola.
Per il ministro, Basile, quindi, è “uno dei tanti”. Una frase che ha colpito molti monrealesi che ieri si trovavano in piazza o che seguivano l’evento sui social. Emanuele Basile per i monrealesi, però, non è “uno dei tanti”, e questo Salvini non lo sapeva. Il carabiniere è morto ammazzato per mano mafiosa, la stessa mano da cui Salvini è venuto a liberare la Sicilia; ricordarne il nome per più di 30 minuti sarebbe stato forse almeno più rispettoso?