Monreale, 19 aprile 2019 – Il reddito di Cittadinanza è in dirittura d’arrivo e molteplici sono gli interrogativi e i dubbi posti da un cospicuo numero di aspiranti a tale supporto economico.
In tempo di comunicazione social, l’INPS ha, pertanto, deciso di mettere a disposizione la pagina FB “Inps per la famiglia”, con lo scopo di fugare le perplessità più evidenti e di fornire informazioni utili.
Fin qui nulla di strano. I social, in particolar modo FB, sono sicuramente il mezzo più conosciuto e rapido per arrivare ad un buon numero di utenti, i quali possono apprendere modalità operative per visionare l’importo del r. d. c. e consigli sulla gestione dei vari step da avviare per predisporne l’eventuale richiesta, il tutto comodamente da casa. Ciò che è successo sulla pagina in questione ha, però, assunto, ieri, contorni piuttosto surreali, ai limiti del tragi-comico.
Il confronto virtuale, che avrebbe dovuto rendere l’accesso alle informazioni sul reddito di cittadinanza più semplice e più immediato, si è trasformato in uno scontro aperto.
Alcune domande, un filino fuori dalla coltre del buon senso, hanno fatto sbottare il social media manager della pagina, che, spazientito, ha iniziato a conferire un pizzico di esplicito sarcasmo alle sue risposte, abbastanza proporzionale, a dire il vero, (ma ci sarebbero altre definizioni meno diplomatiche) alla “spudoratezza” di alcune richieste un bel po’ “sopra le righe”.
Ma andiamo con ordine:
– c’è la tizia che non sta nella pelle per conoscere l’importo che le spetta, ma alle indicazioni “basiche” da seguire risponde che non è capace e insiste ad oltranza.
– c’è il tipo che si lamenta per l’esiguità della somma destinatagli e preannuncia (in maniera, per così dire, “colorita”) battaglia.
– ci sono quelli che dichiarano apertamente di lavorare in nero e di aspirare, comunque, al r. d. c., come se fosse la cosa più naturale del mondo, senza rendersi neppure conto di esplicitare il loro status illegale in una pagina pubblica.
Una vasta gamma di domande dall’elevato indice di “compatibilità” con un avvilente analfabetismo funzionale che fa abbastanza riflettere.
All’interno della polemica che si è scatenata, c’è chi, pur criticando l’inopportunità di certi quesiti, puntualizza la responsabilità nell’adottare un comportamento impeccabile da parte di chi rappresenta un istituto pubblico, sia virtualmente che nella realtà contingente, il quale dovrebbe costantemente mantenere un certo savoir faire, ovvero un austero profilo tecnico-istituzionale, senza mai trascendere in epiteti piccati.
Qualche esempio di mancata “diplomazia” ?
A chi chiede lumi per l’eventuale reddito di cittadinanza per il figlio, specificando che non ha mai lavorato “legalmente’, il responsabile della comunicazione virtuale relativa all’INPS risponde, senza peli sulla lingua, che «se suo figlio sta lavorando in nero e chiede il reddito di cittadinanza rischia fino a sei anni di prigione».
A chi afferma di non essere capace di avviare le procedure per richiedere l’accesso ai servizi, replica: «Se usa Facebook e si fa i selfie con le orecchie da coniglio sa anche richiedere un PIN».
L’istituto nazionale di previdenza sociale ha deciso alla fine di assumere una posizione netta, pubblicando sempre sulla propria pagina FB, un post per scusarsi “con quanti possano essersi sentiti toccati od offesi da alcune risposte”.
La cosa che, rimarrà, per un po’, sospesa nell’aria è, invece, legata alla particolare e triste sensazione relativa a un’immediata analisi: a volte il teatro sperimentale, quello strano e surreale, lo possiamo cogliere più tra le pieghe della nostra realtà, che sui palcoscenici.