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Non pagano la quota della mensa scolastica. Serviti tonno e cracker alla figlia

Monreale, 9 aprile 2019 – Detesto, da sempre, i pasti frugali e frettolosi, amo cucinare e sono anche una discreta forchetta. In casi estremamente sporadici mi sono ritrovata con la dispensa vuota, allorquando, per vari impegni di marito e figli, sono rimasta in casa a pranzare o a cenare da sola. Tonno e cracker in tali circostanze sono stati il leitmotiv di parecchie serate solitarie, dedicate a film o libri per attenuare il magone di non poter condividere le ore di un rassicurante “crepuscolo” vissuto con i miei cari.

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo di Paolo Giordano che adoro, e che potrebbe ispirare un ulteriore testo dal nome “La solitudine di tonno e crakers”.

Uno spuntino veloce, un “tappabuchi”, un pasto spartano, questo rappresenta la scatoletta di tonno accompagnata dal pacchetto di cracker. Un’evidente tristezza culinaria ancor di più se i commensali sono dei bambini e molto, ma molto di più, se i piccoli consumatori di tonno e cracker condividono la loro mensa con altrettanti piccolini che gustano portate ben più sostanziose, uguali per la quasi totalità degli alunni. Ed è proprio quel “quasi” a determinare la differenza, in quanto la discriminazione alimentare in una mensa scolastica è un fatto molto grave, poiché tale momento di convivialità tra pari rappresenta in realtà un’esperienza profondamente formativa per tutti che necessita di un profilo educativo uguale per tutti.

È di poche ore la notizia di una bambina frequentante una scuola elementare di Minerbe (Verona) che si è vista presentare, a mensa, cracker e tonno, a differenza dei suoi compagni a cui sono stati serviti i pasti consueti.

I genitori della bimba, di origine straniera, sono risultati inadempienti nei riguardi delle quote stabilite (più volte sollecitate dal comune).

Massimo Momi, vicesindaco con delega alle Politiche familiari, ha dichiarato come la scelta fosse necessaria per una questione di correttezza nei confronti delle famiglie in regola con i pagamenti.

E difatti risulta corretto sollecitare e pretendere quanto dovuto dagli adulti inadempienti, ma risulta decisamente più corretto e umano non discriminare alcun bambino, per un qualsiasi motivo riconducibile a tale inadempienza, italiano o straniero che sia.

La bambina pare sia rimasta alquanto scossa, come d’altronde poteva essere ipotizzabile e prevedibile a priori, data la valenza discriminatoria dell’atto, non tanto per la differente appartenenza etnica, che per quanto mi riguarda nella vicenda rimane un elemento trascurabile, ma piuttosto per la sua appartenenza allo status più delicato dell’esperienza umana, quello che veste i panni di un individuo agli albori della vita che coglie i numerosi dettagli quotidiani per poter costruire in serenità il proprio sè in divenire.

Per i ragazzini l’appartenenza al gruppo e l’identificazione in esso diventa una condicio sine qua non. Ecco perchè ogni situazione che evidenzi palesemente qualsiasi cosa li connoti come “difformi” rispetto ai compagni, li colpisce profonsamente.

Quando succedono di queste cose l’argine che si oltrepassa è sempre lo stesso: quello del buon senso e dell’ empatia. Se ogni adulto, genitore, insegnante, ammiistratore della cosa pubblica indossasse, come abitus mentale, i panni dei più deboli o ricordasse le proprie sensazioni da bambino, molte situazioni incresciose non accadrebbero e non esisterebbe alcuna burocrazia che potrebbe fare da pietoso contraltare.

Un bambino che si vede “recapitare” tonno e craker come pasto, quale punizione per i genitori che non possono pagare, si sente umiliato, messo da parte, teme di essere preso in giro, si pone mille domande sulla sua famiglia, la sente ostile per aver determinato quella situazione, annega in un doloroso imbarazzo, ma, a certi adulti, decisamente poco accorti, queste eventualità non vengono neppure in mente. Nel caso specifico è venuta in soccorso “l’umana sportività” di un atleta: Antonio Candreva, calciatore dell’Inter, si è offerto di saldare la retta della mensa. Quando un bellissimo calcio bilancia le azioni disumane e magari un pizzico razziste di chi già godeva per la punizione inferta ai genitori, ma consumata sulla pelle di una bambina.

Di questa vicenda ove la burocrazia batte l’umanità 1.000 a 0,  rimane l’amaro in bocca e la consapevolezza che l’unica circostanza ancora più triste di una scatoletta di tonno e di un pacchetto di craker consegnati ad una bambina, tra gli sguardi sorpresi e curiosi dei compagni di classe, rimane  l’ostinata ottusaggine che caratterizza la mente di certi adulti dalla memoria corta e dal cuore burocrate.

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