Monreale, 02 marzo 2019 – Plasmano e modellano, le mani guidate da ingegno e passione riparano e creano scarpe. La telecamera entra in una bottega dove la tecnologia non ha ancora messo piede, riprende gli strumenti di un mestiere tramandato da padre in figlio o a volte dagli antichi calzolai alle generazioni future. È il calzolaio Calogero Guzzo a raccontare, spiegare il suo antico mestiere, uno di quelli che i giovani non vogliono più fare.
Quando le scarpe si consumavano c’era il calzolaio che riparava tacchi e suole. Non esisteva quartiere o paese che non ne avesse uno. Colla, pece, grasso, cromatina. Dei loro odori è impregnata la bottega di Guzzo. A Monreale sono in due a praticare ancora il mestiere. I calzolai furono tanti a Monreale, in via Archimede, via Baronio Manfredi, salita San Gaetano, solo per citare alcune vie dove tenevano bottega.
L’arte del calzolaio Guzzo l’ha imparata da ragazzino, all’età di dodici anni appena uscito da scuola andava dal calzolaio in via Benedetto Balsamo e lì trascorreva i suoi pomeriggi. Una volta diventato grande iniziò a lavorare in una fabbrica di scarpe a Palermo, ma le cose non andarono benissimo e la crisi fece abbassare le saracinesche, così il calzolaio monrealese da circa dodici anni ha rimesso in pratica quel mestiere che ha imparato da giovane. Ancora oggi pratica l’arte nella sua piccola bottega in via Antonio Veneziano.
Un tempo le scarpe si facevano a mano e su misura, ma non tutti se le potevano permettere, per questo il lavoro più frequente consisteva nella riparazione e risolatura di vecchie scarpe. Questo perché farsi confezionare un paio di scarpe nuove costava molto di più che ripararle. Oggi non è più così.
Si possedeva un solo paio di scarpe, dozzinali e resistenti, rinforzate nella suola e nei tacchi con i chiodini. Nelle famiglie – specialmente tra i figli che crescevano – con le scarpe avveniva una sorta di passaggio del testimone: il componente più grande le passava al più giovane.