Roccamena, 22 febbraio 2019 – Resterà un mistero l’identità di 14 vittime, i cui resti sono stati rinvenuti nell’ottobre del 2016 in una grotta nel territorio di Roccamena dopo decenni di immemore sepoltura. Tra i corpi ritrovati, ormai ridotti a un mucchio di ossa, anche quelli di due giovanissimi tra i 12 e i 14 anni.
La vicenda non è mai stata chiara, e forse non lo sarà mai. La fossa comune fu indicata alla Procura di Palermo da una fonte confidenziale, l’area fu sequestrata e durante gli scavi furono inizialmente trovati 7 corpi. Numero che salì rapidamente dopo gli accertamenti condotti dagli specialisti, tra cui un’anatomopatologa di Milano, fino ad arrivare a 14 corpi oltre a parti di indumenti e bossoli.
Si pensò subito che fossero vittime di Cosa Nostra, dato che il territorio in questione era sotto il controllo dei Corleonesi e le sparizioni, dal secondo dopo guerra in poi, erano diventate una triste ma comune realtà. Questa ipotesi non fu mai smentita e non fu mani confermata e, nonostante gli esami del dna – rivelatisi inutile a causa del grave danneggiamento dei tessuti analizzati -, fu impossibile risalire all’identità delle vittime.
Non servì a molto neanche il controllo incrociato con le vittime di mafia documentate, visto che solo un numero parziale di omicidi e sparizioni risulta dalle cronache rispetto all’effettivo numero totale. Quando si scoprì che due dei corpi appartenevano a ragazzini su pensò potessero essere quelli di Salvatore Colletta e Mariano Farina, scomparsi a Casteldaccia nel 1992, ma la datazione dei resti escludeva questa teoria.
Dopo più di due anni di ricerche e dopo che l’indagine era passata tra le mani di diversi PM, si è ritenuto che non ci fossero più elementi per proseguire. Il caso è stato archiviato e i 14 corpi resteranno senza nome.