Palermo, 14 febbraio 2019 – Stasera il Parlamento siciliano sarà impegnato nell’approvazione della legge di Stabilità regionale. La maggioranza in Aula da lunedì è andata sotto 4 volte e le polemiche hanno infiammato il Palazzo dei Normanni.
Ieri i parlamentari si sono trovati ad affrontare una decina di articoli che erano stati in un primo tempo accantonati proprio perché non condivisi dalla maggioranza del Parlamento. Nella mattinata si era anche ventilato che, per arrivare alla approvazione del documento, il Governo Musumeci avrebbe dovuto decidere di tenere i soldi che la Regione deve allo Stato.
Una mossa peraltro rischiosa, in un momento delicato in cui la Sicilia ha intavolato una trattativa con lo Stato centrale, per cercare di spalmare su trent’anni l’intero debito regionale. L’iniziativa della Regione di tenersi i soldi, potrebbe infatti essere impugnata.
La legge di Stabilità regionale è approdata in Aula lunedì scorso, ma da subito si è capito quanto sarebbe stato difficile portare avanti l’esame del documento, peraltro ridotto al minimo indispensabile. Ma anche così ridotta, la finanziaria non è piaciuta alle opposizioni, che hanno bocciato il cosiddetto “modello Portogallo” fortemente voluto dall’assessore regionale all’Economia, nonché vicepresidente della Regione, Gaetano Armao.
Il provvedimento, che prevedeva agevolazioni per stranieri in pensione che si trasferiscono in Sicilia, è stato fatto saltare grazie ad un emendamento sopressivo presentato da Claudio Fava, approvato con il voto segreto e che ha dimostrato la debolezza in Aula della maggioranza.
Di occasione sprecata ha parlato il capogruppo di Diventerà Bellissima, Alessandro Aricò: “Un nostro emendamento –ha detto – aveva pure esteso la portata originaria della norma, prevedendo che a decorrere dall’anno di imposta 2020 le persone giuridiche che avessero trasferito la propria sede sociale dall’estero in Sicilia sarebbero state esonerate dal pagamento dell’aliquota ordinaria Irap per i primi dieci periodi di imposta”.
Di opinione diversa Claudio Fava, promotore dell’emendamento che ha affossato la norma. “Abbiamo bocciato la norma manifesto del governo Musumeci – ha detto Fava – che proponeva sgravi fiscali per qualche decina di pensionati stranieri … e chi se ne frega dei 90 mila giovani siciliani costretti ogni anno a lasciare l’isola”.
L’apice delle polemiche si è avuto quando l’aula ha trattato l’articolo 7, che avrebbe permesso al governo di utilizzare 53 milioni di euro nel triennio 2019/2021 per il fondo rischi così come richiesto dalla Corte dei Conti. La norma prevedeva di rientrare dal disavanzo pubblico regionale in trent’anni. L’Ars ha votato contro l’emendamento del governo alla finanziaria presentato dall’assessore all’Economia, Gaetano Armao.
Ora i conti sono a rischio. Respinta anche la possibilità di accumulare 53 milioni l’anno per tre anni nel fondo di dubbia esigibilità per coprire i disavanzi. “Sono avvilito”, ha detto il presidente dell’Ars, “così siamo in un clima di ostilità deleterio, una sorta di ‘ammazziamoci tutti’”.
Armao ha parlato di “vigliaccheria” delle opposizioni a proposito del voto segreto sugli emendamenti dell’articolo 7, che alla fine è stato bocciato nella sua interezza.
Il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo, ha detto che il Governo deve chiedere una proroga dell’esercizio provvisorio.
Ma Armao è contrario: “Io un altro esercizio provvisorio non lo firmo”.