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In memoria di Danilo Dolci. A Partinico il suo insegnamento continua con l’arena sociale e le micropratiche di antirazzismo

Partinico, 30 dicembre 2018 – 
Oggi in via Iannello 12/14, davanti il casolare dove Danilo Dolci praticó lo sciopero della fame per la costruzione della diga dello Jato, si è ricordata la sua persona.

Una diga, quella dello Jato, che avrebbe dato risorsa idrica ai contadini del territorio, che avrebbe rinnovato l’agricoltura e ridato linfa agli agricoltori. Diga a cui la mafia si opponeva per mantenere sotto scacco territorio e contadini. 

Danilo Dolci, sociologo, poeta, intellettuale, educatore, maieuta e attivista per la giustizia sociale contro la povertà, contro la mafia. Uomo che ha fatto conoscere all’Italia e al mondo intero le condizioni di degrado e di sottosviluppo economico (e non solo economico) in cui versava una parte della Sicilia occidentale. Da Trappeto, dove si moriva per mal nutrizione, a Palermo e ai suoi quartieri dimenticati. Da Partinico, con un territorio volutamente mantenuto povero, all’area della Valle del Belíce tutta.

Uomo che è considerato il Gandhi italiano (forse anche banalizzandone il percorso) per via del metodo di lotta non violento, sia quando si praticava lo sciopero della fame che quando si applicava la disobbedienza civile.

Uomo che ha fatto della maieutica e della co-ricerca un principio di vita, un metodo per ascoltare e capire la società, gli ultimi, coloro che generalmente vengono usati e mai ascoltati e aiutati nella crescita. Un metodo che rifiuta le verità preconfezionate ma invita tutti a ricercarla a partire da sé stessi e dal contesto, discutendo, analizzando, collaborando, scambiando riflessioni.

Fondatore della radio libera dei “Poveri Cristi”. Divulgatore, promotore di proteste e, come non dire che questo lo portó ad avere contro tantissima parte della politica siciliana (collusa e infiltrata con e dalla mafia) e che alcune sue battaglie e iniziative, come lo “sciopero alla rovescia”, lo portarono anche all’arresto e ad una attenzione mediatica su certi fenomeni di degrado fino ad allora taciuti. Non a caso, peró, vi furono interrogazioni parlamentari, tra i suoi difensori si possono annoverare persone illuminate come il grande giurista Piero Calamandrei e a suo favore testimoniarono intellettuali da tutta Italia.

Quella di Danilo Dolci, come è stato ricordato oggi, è una storia che deve essere divulgata e tenuta in vita, una memoria che deve essere sostenuta e rinnovata perchè il metodo e l’insegnamento di Danilo Dolci fa parte di una storia collettiva.

Oggi, questo insegnamento, si palesa a Partinico con l’arena sociale e le micropratiche di antirazzismo, incontrando persone che altrimenti non si incontrerebbero per steccati culturali talvolta inconsapevoli e altre no, facendo rivivere quella piazza che fino a poco tempo fa era chiamata “a chiazza rì nivuri” (la piazza dei neri).

L’incontro è stato organizzato dal circolo locale di Rifondazione Comunista e dall’Associazione “ContadinAzioni, autoproduzioni contro lo sfruttamento” ma, questi, sono stati i primi a sottolineare come il patrimonio culturale di Danilo Dolci è un patrimonio di tutte e tutti, un patrimonio della Sicilia, dell’Italia e del mondo intero.
Alcuni insegnanti, alcune scuole, per fortuna ricordano ancora Danilo Dolci e lo fanno conoscere ai propri allievi ma, come in tanti degli intervenuti hanno notato oggi, persino gli abitanti di Partinico non sapevano dare indicazioni sul dove fosse la casale che ha ospitato Danilo Dolci e questo, sicuramente, non può essere ritenuta una colpa loro ma una mancanza delle amministrazioni che poco hanno fatto per ricordarlo. A tal proposito, si è proposto da più parti che l’edificio, il casolare, che ha ospitato questo sciopero di Dolci, diventi non solo una casa museo in cui potere trovare documenti e materiali sul sociologo, ma un luogo pro-attivo, cioè in cui il metodo di Danilo Dolci possa essere ricordato e applicato nel territorio.

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