Palermo, 17 dicembre 2018 – Aid Abdellah, conosciuto come Aldo, è il nome dell’uomo 56enne di origine musulmana che è stato freddato mentre dormiva sotto i portici di piazzale Ungheria. Il clochard è stato trovato agonizzante con una profonda ferita alla testa intorno alle 7,30. A lanciare l’allarme una giovane impiegata che, dopo averlo visto per terra e sanguinante nel posto dove dormiva di solito, ha chiamato il 118. Le indagini sono condotte dai carabinieri, delle telecamere hanno ripreso l’accaduto e in queste ore si potrebbe già sapere chi ha commesso l’omicidio.
A vegliare sul suo corpo esanime è stato trovato Elios che lo ha accompagnato nelle sue ultime ore di vita. Il gatto è stato recuperato da una persona che conosceva il clochard ed è al sicuro.
Aldo era un pittore, dipingere era la sua passione, spesso si vedeva seduto sotto i portici di via Ruggero Settimo a realizzare dei quadri. La mattina presto spariva, lasciava il marciapiede dove era solito dormire, in estate si allontanava verso delle zone di mare.
La situazione dei clochard solo chi la vive la può comprendere. Alle prime luci dell’alba i senzatetto vanno via perché non sempre son ben visti dai negozianti e dai residenti. Così raccolgono le loro cose e vanno alla ricerca di dove trascorrere la giornata. “Un uomo perbene – racconta Sabrina Ciulla, responsabile dell’associazione Anirbas – una persona tranquilla, sempre con il sorriso, non ha mai avuto una discussione con qualcuno. Non chiedeva soldi a nessuno. Mi dispiace perché vengono colpite sempre le persone che non se lo meritano. Noi tutte le domeniche gli davamo i pasti. A piazzale Ungheria i casi sono tanti e anche casi delicati come il ragazzo autistico che staziona lì”.
Da poco è stato aperto un centro diurno per i senzatetto, in previsione l’apertura di altri due e tre dormitori, ma solitamente la gente la mattina mendica, non hanno molte alternative. “Anche per questo molti si chiudono nell’alcool – spiega Ciulla – la vita di strada è molto brutta”.
“Io credo che siamo in un’era razzista – afferma la fondatrice dell’onlus -si sono incattiviti gli animi. I ragazzini che vedono la televisione, video su internet, si sentono forti e usano la violenza con persone che non si possono dare aiuto. Io spingo i giovani a fare volontariato, solo in questo modo possiamo avere gli uomini di domani migliori rispetto a quelli che ci sono oggi. Solo toccando con mano la realtà possono capire cos’è la vita”.
“Per tutti noi è un giorno di grande dolore e rabbia – commentano l’accaduto altri volontari che lo conoscevano – rabbia nei confronti di una società che continua a urlare ‘prima gli italiani’, intanto un’altra vita è stata buttata via”.