Segnala a Zazoom - Blog Directory

Beppe Grillo (stra)parla di qualcosa che non conosce. Cosa sono l’autismo e la sindrome di Asperger?

Monreale, 23 ottobre 2018 – “Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo. L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Asperger, è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Che è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un c… con quello che sta dicendo, hanno quel tono sempre uguale. È pieno di psicopatici”.

Beppe Grillo

 

Non intendo commentare la ragione che ha spinto il comico genovese a esprimere, con enfasi, una siffatta opinione, anche perché fatico molto a coglierne il senso.

Ciò che invece vorrei sottolineare sono alcuni dati informativi decisamente più reali sull’autismo che, come appare evidente nel caso di Grillo, non sempre risultano chiari a tutti.

I disturbi dello spettro autistico caratterizzano, essenzialmente, un diverso funzionamento in ambito socio-relazionale, dell’individuo, compromettendone, in maniera più o meno evidente, principalmente tre aree: linguaggio e comunicazione, interazione sociale, interessi ristretti e stereotipati.

Ancora più semplicemente l’autismo rappresenta la condizione di alcuni soggetti, connotata da una dispercezione della realtà, più o meno grave e invalidante e che, nei casi comunemente detti ad “alto funzionamento”, spesso ingloba anche una spiccata originalità, creatività e bizzarria. Inoltre i soggetti con autismo, anche quelli privi di compromissione cognitiva, spesso non riescono a cogliere certe sfumature subdole, le ipocrisie, le insinuazioni, il linguaggio volutamente ridondante, espressioni sociali di cui il nostro modus vivendi, dalla politica alla vita di tutti i giorni, fa, purtroppo, mostra ogni giorno.

“Diversa ma non inferiore” è sempre stata la rivendicazione di Temple Grandin, donna “autistica” e professore associato presso l’Università Statale del Colorado.

Sulla base della sua personale esperienza ha saputo raccontare nelle sue pubblicazioni, in maniera corretta ed esaustiva, come funziona un soggetto autistico, le sue peculiarità fondamentali: il suo essere ipersensibile ai rumori e ad altri stimoli sensoriali, le sue paure sociali, i suoi rituali, le sue stereotipie, il suo bisogno di trasformare ogni cosa in immagini visive. La prof.ssa individua, addirittura, il suo successo nel lavoro di progettista proprio in quest’ultimo particolare modo di funzionare sul piano mentale. Nella vita di tutti i giorni, in maniera del tutto naturale, la Gradin, come molti dei soggetti con autismo, nella fattispecie con la Sindrome di Asperger, è in grado di soffermarsi su dettagli minutissimi e di utilizzare la memoria visiva come fosse un supporto audiovisivo, come una sorta di Google immagini per intenderci, sperimentando,  in tal modo, nella sua mente, in maniera rapidissima ed efficiente, le diverse soluzioni da poter prendere in esame.

La sindrome di Asperger è considerata un disturbo dello spettro autistico che non presenta alcuna compromissione dell’intelligenza (al contrario spesso presentano un Q.I. elevato), della comprensione e dell’autonomia, a differenza di altre forme classificabili all’interno del medesimo “spettro”.

Il periodo storico in cui ci troviamo ad affrontare il nostro vivere quotidiano sta diventando, sempre di più, il periodo in cui, sovente, ci si sofferma solo sulla superficie, “sul pelo dell’acqua” delle affermazioni facili, avventate, approssimative, delle etichette fuorvianti dell’opinione catapultata in una “rete” sempre più incontrollata e incontrollabile che non presuppone quasi mai il germe prezioso della conoscenza. Per questo motivo concludo con delle parole illuminanti, che non sono ovviamente le mie, ma di Temple Gradin, parole che aprono un mondo e fanno riflettere:

 “Allora capii che ero stata vittima della violenza di alcune persone a causa della mia incapacità a riconoscere la rabbia mista a soddisfazione, di riconoscere il sadismo. 

Non avevo mai provato quel sentimento e non potevo capire ciò che vedevo negli occhi di quelle persone. 

La gente, anche se non aveva mai avuto quei sentimenti, dava l’impressione di riconoscerli e sapere come difendersi. Io invece no. Non mi ero amalgamata abbastanza con le persone da provare invidia o da volere il male di qualcuno. Non me la prendevo per certe cose come gli altri sembravano fare e non avevo nessun prestigio da difendere. Non mi sentivo mai offesa o provocata, non sapevo neanche che potessero esistere sentimenti simili e tantomeno che potessi suscitarli in qualcuno. Dentro di me esisteva una sorgente da dove scaturivano i sentimenti, dolore e felicità, ma non li esprimevo al mondo esterno. Per questo non riuscivo a capire i sentimenti contrastanti che mostravano le altre persone”.

2 Commenti
  1. Francesco Noto scrive

    Cara Maria Rosa, ancora una volta grazie per le forbite trattazioni. Peccato che il COMICO Grillo non le leggerà mai. Ma sono sicuro che, pur facendolo, non capirebbe! Francesco Noto

  2. Francesco Noto scrive

    Cara Maria Rosa, ancora una volta grazie per le tue forbite trattazioni. Peccato che il COMICO Grillo non le leggerà. Ma sono sicuro che, pur facendolo, non capirebbe! Francesco Noto

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.