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SSR Palermo Ovest, un sistema dei rifiuti mai partito. Dove gli enti pubblici giocano un ruolo da protagonista

Monreale, 17 settembre 2018 – La SSR Palermo Ovest è nata nel 2013 per regolamentare il servizio di regolamentazione dei rifiuti in 23 comuni del Palermitano. Si tratta dei comuni di Marineo, Lercara Friddi, Castronovo di Sicilia, S. Giuseppe Jato, S. Cipirello, Bisacquino, Bolognetta, Campofiorito, Camporeale, Chiusa Sclafani, Corleone, Giuliana, Godrano, Misilmeri, Monreale, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, Prizzi Roccamena, Roccapalumba, Santa Cristina Gela, Vicari, Contessa Entellina. 

Avrebbe dovuto assorbire i 41 lavoratori (di cui alcuni oggi deceduti) licenziati dall’ATO PA2 Alto Belice Ambiente (società dichiarata fallita nel 2014), e i dipendenti ex Coinres (20 amministrativi, più 50 operatori circa (che continuano a lavorare presso i comuni ex Coinres). Sin dall’inizio amministrata da un CDA composto da sindaci, sostituito nel marzo 2017 da un commissario straordinario per definire le procedure e avviare il servizio, non ha prodotto quasi nulla, se non un elenco nominativo della dotazione organica dell’ente. 

Nel corso di questi anni, solo due unità sono state assunte, part-time, e poi riconfermate tramite delibere commissariali mai pubblicate sul sito della SSR, così come non c’è traccia della nuova dotazione organica approvata con i sindacati il 29 marzo 2018.

La richiesta di conoscere i costi dell’eventuale personale da assumere (41 ex ATO) a carico dei comuni, non è mai stata soddisfatta dalla SRR. Intanto diversi sono gli esposti, le denunce, presentate da parte di chi pretende di avere riconosciuto un diritto sancito da una legge regionale, la 9/2010. 

In tutta questa lunga storia la regione siciliana si è espressa più volte per un conclusivo intervento, ma alle parole non ha fatto seguire i fatti. Dinanzi ai comuni morosi nei confronti della SSR, la regione ha inviato commissari ad acta (pagati dai comuni) per aggredirne i bilanci. 

I sindaci continuano ad andare in deroga alla normativa vigente appaltando il servizio di raccolta dei rifiuti a ditte esterne, per periodi di 3/6 mesi, avvantaggiandosi di ribassi in gara anche del 50%. Sindaci che trovano più vantaggiosa questa gestione piuttosto che fare nascere la SRR, un ente pubblico che comporterebbe una inevitabile lievitazione iniziale dei costi, per l’assunzione delle 41 unità ex ATO, delle quali, date le qualifiche di amministrativi e tecnici, ritengono invece, ma non lo ammetteranno mai, di potere fare benissimo a meno. Perché interessati prima di tutto a non fare lievitare i costi del servizio, dato che un incremento della tassa sui rifiuti sarebbe più impopolare che lasciare a casa poche persone. Un punto sul quale si scontra la logica sottostante la norma regionale di riforma del servizio dei rifiuti, secondo la quale l’avvio della SRR, se gestita in maniera corretta, porterebbe solo vantaggi nell’economia totale del servizio.

Ed ancora, sindaci (soci della SSR), almeno la stragrande maggioranza di loro, non partecipano alle assemblee convocate per eleggere gli organi direttivi della società, bloccandone di fatto l’operatività, e operano in regime di emergenza e in maniera frammentaria. Solamente alcuni comuni hanno proceduto agli affidamenti del servizio attraverso un appalto settennale, mentre mentre la “maggior parte” dei comuni il servizio viene affidato non in linea con la normativa. 

Un sistema dei rifiuti che non fornisce ancora risposte alle famiglie di 41 persone.

Alcune di loro sono anche decedute, tante altre sono prostrate da questa lunga attesa, per le inevitabili conseguenze economiche e familiari, prodotte da una situazione nella quale gli enti pubblici hanno giocato un ruolo da protagonista.

2 Commenti
  1. Ddv scrive

    Tutti sanno e nessuno fa niente………… Vergogna gente senza dignità

  2. Fausto scrive

    Non bisogna urlare per essere ascoltati.
    Eppure la legge dice una cosa e gli uomini fanno altro a discapito di 41 persone che attendono solo ed esclusivamente cio che è dovuto.
    Non vogliamo favori ma vogliamo che si rispetta la normativa vigente. ma in una terra dove l’esigenza di legalità e di correttezza e di buona amministrazione dovrebbe essere all’ordine del giorno si trasforma in confusione in meccanismi impossibili, in commissari nominati per politica e che poco hanno a che fare con il resto. insomma l’ordinario in sicilia diventa straordinariamente dimenticato. meglio cosi….
    ma un giorno dovranno dire il perchè,
    il perche il commissario ha taciuto per diversi anni,
    il perchè la società è attiva con due assunti senza sapere il perchè loro e non altri,
    il perchè i soci non attivano l’assemblea,
    il perchè la regione non sblocca questo modus atipico,
    il perche nessuno si accorge che i comuni continuano ad essegnare il servizio di raccolta a ditte discutibili.
    il perchè tutti sanno ma tutti fanno finta di niente.
    il perchè hanno attivato il servizio in un paese appartenente alla società e per altri esiste solo il dolce dormire,
    sapete, di perchè ne esistono altri, ma il tempo è galantuomo e la giustizia saprà svelarla. io dopo 4 anni aspetto e non ho fretta, ma tutti gli attori di questo sistema un giorno mi dovranno convincere che il metodo utilizzato del silenzio, è quello migliore. Ma il silenzio è il problema della Sicilia, e anziché trasformarla in bellissima la stanno modellano in mutissima.

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