Monreale, 22 agosto 2018 – L’avvocato Francesco Macchiarella a dicembre 2017 era stato chiamato a far parte della segreteria del Partito Democratico monrealese, alla cui sezione si era avvicinato già precedentemente, in occasione delle consultazioni sul referendum costituzionale.
Da allora aveva preso parte alle attività del circolo nell’intento di costruire un progetto di sviluppo da presentare alla città. “Credo – spiega Macchiarella nel corso dell’intervista – che una grossa responsabilità per la ricostruzione del partito spetti proprio alle sezioni locali, sia in termini di cose fattibili per il territorio che in termini di selezione di una classe dirigente nuova”. Ma solo 8 mesi dopo si era consumato il divorzio con la segretaria Manuela Quadrante, della quale aveva pesantemente (e pubblicamente) criticato la gestione, ma soprattutto la poca concretezza.
“Ho più volte avanzato proposte che in un primo tempo venivano ben accolte, per poi finire nel dimenticatoio”, spiega Macchiarella.
“A partire dall’elaborazione del regolamento sul biotestamento da presentare in giunta. L’idea era stata condivisa, l’avevo personalmente preparato, ma non fu portato avanti. Avevo chiesto di organizzare incontri per conoscere i vantaggi offerti dalla legge “Resto al Sud”, un’importante opportunità per l’imprenditoria giovanile, ma non ebbi risposta. Avevo proposto di incontrare le organizzazioni dei commercianti, per parlare di sviluppo economico del territorio. Avevo anche spinto affinché ci interessassimo delle periferie. A febbraio mi sono fatto personalmente promotore di un’assemblea nella frazione di Pioppo, alla quale hanno partecipato il sindaco e l’assessore. Ho quindi proposto che fosse il partito a intestarsi queste iniziative nel territorio. Anche in questo caso nessun atto concreto da parte della segreteria. Avevo chiesto infine di avere una sede che ritengo indispensabile, così come la necessità di un addetto stampa, qualificato, e che ci permettesse di dare maggiore visibilità alle nostre iniziative, anche attraverso i social”.
Macchiarella lamenta una finta dialettica interna al partito: “Si va avanti come in un limbo, rimandando tutto”. Troppo spesso gli unici argomenti sono relativi “a beghe politiche, a candidature. Ma un partito non può passare da un’elezione ad un’altra senza creare iniziative, senza avvicinarsi alla gente, agli operatori del settore imprenditoriale”.
Secondo l’ex componente della segreteria democratica nel partito ci sarebbe una gestione troppo verticistica: “Qualunque decisione, sin dalla più piccola, viene assunta dal segretario senza un preventivo adeguato confronto”.
“Sulle strategie elettorali, poi, la segreteria si è mossa male, sia per quanto riguarda l’individuazione del candidato sindaco, che non mi sembra presenti una storia di centrosinistra, che sul metodo adottato, essendo venuta meno la condivisione di posizioni e scelte”.
La protesta e i malumori espressi da Macchiarella in seno alla segreteria non sono rimasti isolati, altri componenti l’avevano seguito nel rassegnare le dimissioni. Di fronte ad una segreteria dimezzata “il segretario Quadrante avrebbe dovuto trarre delle conseguenze. O sostituirci, o rassegnare le sue dimissioni. Invece non c’è stata alcuna reazione”.
Macchiarella in futuro rivede un suo ruolo attivo nel PD, del quale mantiene la tessera, ma per il momento ritiene necessaria una pausa di riflessione. “Con gli altri tesserati, usciti dalla segreteria, stiamo valutando di creare una lista civica. Ma prima è necessario creare un progetto di sviluppo della città, concreto, basato su cose effettivamente realizzabili con l’ausilio di gente competente nei vari ambiti, che rientri nell’ambito del centro sinistra, e che coinvolga persone che abbiano realmente a cuore l’interesse della città”.
“Preciso che non aspiro a creare nessuna corrente né ho aspirazioni ad una carriera politica personale. Ma trovo normale che chi si impegna in politica possa avere l’ambizione di ricoprire in futuro posizioni istituzionali. Ma solo dopo avere un progetto politico definito. Una classe politica che aspiri allo sviluppo di una città deve capire prima qual è la vocazione del suo territorio. Quella di Monreale centro è culturale-artistica, così come quella di Pioppo o San Martino è agricolo-turistico-sportiva. L’agricoltura ha un potenziale enorme. Quindi bisogna lavorare lungo queste direttrici, ma con gente competente”.