20 luglio 2018 – Continua la cementificazione in tutta Italia, e per la Sicilia si rinnova il rischio di dissesto idrogeologico a causa dell’erosione del terreno: la conferma arriva dall’ultimo rapporto Ispra, che evidenzia come un quarto del suolo naturale perduto a livello nazionale si trova paradossalmente in aree considerate patrimonio paesaggistico.
Sempre più cemento. Il quadro che arriva dall’analisi dell’Istituto è sconfortante: il consumo di suolo in Italia è aumentato anche nel 2017, con la superficie naturale che si è ridotta di altri 52 chilometri quadrati. Per fare un esempio, significa che ogni due ore viene costruita un’intera piazza Navona, mentre ogni secondo vengono coperti con cemento o asfalto 2 metri quadrati di territorio.
Sparito un quarto della terra coltivata. Le conseguenze sono molteplici, e una nota della Coldiretti ha messo in luce alcuni dei principali problemi: in particolare, negli ultimi venticinque anni (appena lo spazio di una generazione), a livello nazionale è sparito oltre un quarto della terra coltivata, a causa di un modello di sviluppo sbagliato che ha portato la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari. Oltre a questo, il comunicato pubblicato a nome dell’intero organigramma Coldiretti sottolinea anche i rischi per la salute del Paese: ” su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire“, dicono dall’associazione.
La cementificazione in Sicilia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i comuni italiani ritenuti a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra sono saliti a 7145, ovvero l’88,3 per cento del totale. E la Sicilia, come dicevamo, è uno dei territori che desta maggiore preoccupazione: nell’isola il livello di cementificazione è cresciuto del 166 per cento negli ultimi 50 anni, a fronte di un aumento della popolazione del 28 per cento, e soltanto nell’ultimo anno è aumentato di altri 7 punti percentuali.
Secondo incremento percentuale in Italia. Nello specifico, la nostra regione ha conquistato una poco onorevole menzione nel rapporto Ispra come una delle aree che ha fatto segnare l’incremento di spazi cementificati maggiore d’Italia: i cambiamenti più estesi registrati tra la fine del 2015 e la metà del 2016 sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), per l’appunto Sicilia (585 ettari) e Veneto (563). Ancor più in dettaglio, le aree maggiormente affamate di suolo sono quelle metropolitane, insieme alle province costiere e all’area meridionale della Sicilia.
L’analisi provinciale. L’Ispra ha svelato anche il quadro della situazione in regione, che vede una netta predominanza, in termini di incrementi percentuali, della provincia di Ragusa (15,3 per cento), seguita da Siracusa (9,6) e Trapani (8), mentre in valori assoluti le zone dove il consumo di suolo è più netto sono le province di Catania (295 chilometri quadrati), seguita da Palermo (292 km quadrati) e ancora Ragusa (248 km quadri).
Fattori di rischio. L’ulteriore fattore di preoccupazione deriva dal rapporto tra consumo di suolo e aree a pericolosità sismica alta e molto alta (un indicatore che interessa quasi il 90 per cento dei comuni della nostra regione): nonostante questo, la cementificazione e l’abbandono di aree naturali ha interessato anche le zone a pericolosità molto alta, con un tasso di incremento del 6,2 per cento che è secondo, per crescita, solo a quello fatto segnare dalla Campania (6,8 per cento, per la precisione), a riprova di una scarsa attenzione verso la possibilità di eventi naturali e rischi di future catastrofi.