Monreale, 27 giugno 2018 – Il 27 giugno 1980 un aereo civile, proveniente da Bologna, veniva abbattuto nel cielo di Ustica: 81 morti innocenti, tutti cittadini italiani. Tra loro anche due ragazzi di Monreale: fratello e sorella.
Per lunghissimi anni apparati politici, militari e civili hanno sapientemente e proditoriamente depistato le indagini, inventando ed avallando le ipotesi del cedimento strutturale e della bomba a bordo, insomma un muro di gomma.
Oggi, dopo la sentenza ordinanza del giudice Priore, sappiamo molto su quanto avvenuto quella notte del 1980: il DC9 dell’Itavia “è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea…”. Sappiamo che quella notte nel cielo vi erano aerei militari americani, francesi, belgi, inglesi e alcuni aerei non identificati, forse libici (Fonte Nato che ha permesso di superare i silenzi italiani).
Nel 2008 Francesco Cossiga, con dichiarazioni rese anche dinanzi ai giudici, ha rivelato che l’Ammiraglio F. Martini, capo del Sismi, gli aveva indicato, negli anni ’80, nei francesi gli autori dell’abbattimento del DC9 per un agguato a Gheddafi.
Negli ultimi anni, le sezioni civili della Cassazione hanno condannato i Ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire l’Itavia e i parenti delle vittime. Manca ora l’ultimo pezzo di verità, identificare l’aereo militare che ha materialmente abbattuto l’aereo civile.
Sono trascorsi 38 anni, grazie alla tenacia dei familiari, di giornalisti, giudici, cineasti, le verità più importanti sono emerse. Ma restano da sviscerare ancora tanti segreti di Stato.