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«Deve stare buono». La mafia vecchio stampo di Monreale e le cartucce al ladruncolo

Monreale, 19 giugno 2018 – Gli dovevano mettere qualche “cartoccia” per farlo stare buono. Stava dando fastidio quel giovane furfante che sarebbe stato responsabile di certi furti all’interno di alcune abitazioni di Monreale. Quel ragazzo doveva smetterla, doveva essere redarguito. Così la famiglia mafiosa di Monreale voleva mettere a freno le opere delinquenziali messe a segno nella cittadina normanna. Una mafia alla vecchia maniera quindi, proprio come è l’uomo d’onore Sergio Damiani, un mafioso vecchio stampo, com’è stato definito dai carabinieri di Monreale, un mafioso che segue le orme del padre e del nonno. Damiani è, infatti, figlio di Salvatore Damiani e nipote di Settimo Damiani, precedenti capi della famiglia. Le intimidazioni, secondo gli inquirenti, sarebbero dovute giungere anche ad altre persone che nel Monrealese avrebbero compiuto alcuni atti criminosi.

Questi e altri particolari, che raccontano le dinamiche interne della famiglia mafiosa di Monreale, emergono in seguito all’operazione “Nuovo Papa” che ha colpito il mandamento mafioso di San Giuseppe Jato e in particolare la stessa famiglia mafiosa di Monreale. Tra i fermati c’è Sergio Damiani, di 48 anni, ritenuto reggente della famiglia di Monreale e già riconosciuto uomo d’onore della famiglia mafiosa locale. Tutte le disposizioni venivano dettate da lui a Salvatore Lupo, anche lui indagato nell’ambito di questo procedimento, che, a sua volta, comunicava ai sodali dell’organizzazione le decisioni prese dal vertice mafioso locale.

Una volta deciso di inviare l’intimidazione ai presunti furfanti, si poneva il problema di trovare le cartucce. Così la famiglia monrealese ha iniziato a discutere per trovare la persona giusta che potesse fornire le cartucce, e la persona che poi doveva farli pervenire ai ladruncoli monrealesi. La persona prescelta era un pecoraro monrealese. Non è stato possibile stabilire, nel corso delle indagini dei carabinieri, se effettivamente quelle intimidazioni siano state commesse ma, come hanno sottolineato i carabinieri in seguito agli arresti dell’11 giugno scorso, quel ladruncolo smise di “fare visita” alle case dei monrealesi.

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