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Cimitero degli orrori. Ten. Colonnello De Simone: “Richiesto l’esame del DNA”

Monreale, 15 giugno 2018 – Truffa, falsità in atti pubblici commesse da privati, falsità in certificazioni, violazione di sepolcro, vilipendio delle tombe, vilipendio, occultamento, distruzione, soppressione e sottrazione di cadavere. Sono i reati che girano intorno al tristemente noto “cimitero degli orrori” di San Martino delle Scale, frazione di Monreale, per il quale i magistrati hanno iscritto 11 persone nel registro degli indagati.

Una serie di reati che, se confermati, potrebbero fare scattare, oltre che gli arresti per chi li ha commessi, grossi risarcimenti, in alcuni casi anche milionari, per le (presunte) decine e decine di persone offese. 

Il giudice potrebbe infatti ritenere congruo che il danno morale subito per l’occultamento o per la distruzione della salma di un padre, di una madre, di un fratello se non addirittura di un figlio, venga risarcito con importi a 6 cifre.

La Procura della Repubblica ha intanto richiesto una perizia per procedere alla identificazione dei sepolcri violati. “Non c’è una esatta quantificazione delle vittime e delle tombe violate” – spiega il Tenente Colonnello Luigi De Simone, Comandante del Gruppo dei Carabinieri di Monreale. Si tratta di un lavoro complesso, dato che i registri cimiteriali non sono stati aggiornati da chi gestiva il cimitero nel corso degli anni.

“Un’attività che durerà tantissimo. Per individuare i feretri, in molti casi non rimane che ricorrere all’analisi del DNA”- continua De Simone. Un’operazione che si presenta molto lunga oltre che costosa.

“Manca una stima dei feretri violati”, dato che Giovanni Messina continuava deliberatamente nella sua azione di liberare spazi per le nuove salme in arrivo.

Intanto di denunce ne sono arrivate già un centinaio: “Ne arrivano giornalmente. In molti casi non sono state ancora fatte perché si tratta di gente fuori sede, ma via email molti cittadini si palesano, ci indicano dove erano stati seppelliti i loro cari e chiedono di essere messi al corrente degli sviluppi delle indagini”.

Reati pesantissimi per i quali sono previsti anche diversi anni di carcere. Per Giovanni Messina, in caso di condanna, non sarà certo l’età avanzata (settant’anni compiuti a febbraio) ad evitarglieli. Ma dinanzi alle decine e decine di denunce che in questi giorni vengono formalizzate presso la stazione dei carabinieri di San Martino delle Scale, le parti lese sono chiamate anche a fornire delle risposte, sia per dimostrare di avere subito un danno che di avere operato in buona fede.

Perché di ombre, sulla gestione del “cimitero degli orrori”, ce ne sono ancora tante, così come troppe sono ancora le domande senza risposta. 

La prima fra tutte: è possibile che Giovanni Messina abbia potuto, nel corso di almeno un ventennio, gabbare più di un centinaio di persone, senza che in loro sorgesse il minimo dubbio sulla gestione “grigia” del camposanto?

“In realtà, ad oggi, connivenze da parte delle vittime non ne sono state documentate – risponde il Comandante De Simone -. Molti hanno dichiarato, su espressa nostra richiesta, di avere pagato in nero. Probabilmente non si sono posti molti problemi perché pressati dall’esigenza di trovare una degna sepoltura ad un parente”.

Messina & Co hanno potuto operare da soli, oppure hanno goduto di intermediari, se non di coperture? Gli inquirenti stanno già vagliando la posizione dei vertici del comune di Monreale e dell’ASP. Così come del proprietario del cimitero, l’Abbazia dei Benedettini della frazione montana.

“Al momento non risultano esservi stati intermediari. Unici riferimenti del cimitero erano Messina e il prete dell’abbazia (Michele Musumeci, ndr)”.

Sebbene il cimitero sia privato, ed appartenente all’Abbazia di San Martino delle Scale, l’attività dei servizi cimiteriali è comunque comunale, e sarebbe dovuta essere regolamentata. 

Per ogni cimitero, il comune è tenuto a determinare un regolamento dei servizi cimiteriali. Quello di San Martino dispone di un vecchio regolamento, assolutamente desueto, che doveva essere aggiornato.

Il sindaco Piero Capizzi, sentito dai magistrati, ha spiegato di non avere competenze dirette, che sarebbero delegate invece al dirigente del settore. Gli inquirenti dovranno stabilire se vi sono responsabilità per omessa vigilanza e controllo.

Ogni sepoltura va comunicata all’amministrazione comunale, e questo non veniva fatto regolarmente, come dimostrano i registri comunali che riportano pochissimi casi negli ultimi anni. I magistrati stanno indagando per comprendere se l’omesso controllo sia dovuto o meno a connivenze.

 

1 Commento
  1. Francesca scrive

    Bisogna individuare i responsabili comunali preposti al controllo i carabinieri in tutti questi anni dove sono stati?Hanno mai fatto un sopralluogo? Le concessioni per effettuare gli scavi chi li ha date? I carabinieri sono mai andati a fare controlli?

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