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Due giugno 2018 Festa della Repubblica. Ma è anche un giorno che dovrebbe rappresentare un nuovo corso, il tanto agognato “cambiamento”

Monreale, 2 giugno 2018 – Il nuovo governo dopo quasi novanta giorni ha preso forma e Questo Giorno rappresenta, pertanto, uno di quei momenti cruciali, ove parecchia gente mostra soddisfazione per molteplici e diversificati motivi, altra smarrimento, rabbia, incredulità, altra ancora attende gli eventi e vuole mantenersi cauta. Questo è un giorno importante, in cui si vara quello che dovrebbe rappresentare un nuovo corso, il tanto agognato “cambiamento”, caratterizzato dalla sperata svolta economica e sociale, che dovrebbe determinare anche un cambiamento nei presupposti culturali, antropologici e di pensiero, che caratterizzano la nostra società stanca e sofferente.

Da oggi in poi, inevitabilmente, si consolideranno modi di pensare, regole di convivenza, si affermeranno determinati valori piuttosto che altri, si valorizzeranno principi e modi di pensare differenti o anche di “rottura” col passato…si traccerannno, inevitabilmente, solchi profondi nel modo di concepire l’accoglienza e la tolleranza. Questo corso “del cambiamento” probabilmente imprimerà un segno forte nella Storia, avvantaggiando, presumibilmente, una precisa e radicale attitudine alla scissione, che determina “il prima”, “il dopo” o “il mai” di una categoria sociale rispetto a un’altra categoria sociale: “prima gli italiani”, “prima la famiglia tradizionale”, “prima i nostri usi e costumi” etc. Tale ipotesi del “prima” come corsia preferenziale, che sceglie di concedere diritti e priorità a una persona rispetto alla sua appartenenza a una categoria prestabilita, mi spaventa: mi spaventano certi princìpi ostentati da molti, con un disprezzo che non di rado sfocia in una violenza verbale rabbiosa e cieca. Non riesco a comprendere questa voglia di etichettare, questo stabilire princìpi che consolidino l’esclusione di qualcuno, sulla base di una fantomatica priorità sociale dei diritti fondamentali, in una partizione che erode lentamente e dal profondo l’uguaglianza e la solidarietà: “per te va bene, per te no… tu vieni dopo…a te non spetta nulla”.

Come avviene in ogni corso e ricorso storico, forse potremmo in seguito nuovamente cambiarli questi princìpi che adesso sembrano condivisi da molti, ma sarà arduo e, comunque, gli eventuali danni prodotti da attuali mosse sbagliate lasceranno, più che mai, segni profondi, difficili da rimarginare. Ci auguriamo che la Democrazia in Italia non subisca scossoni o rivolgimenti, che continui a garantire tutti i cittadini e a tutelare i fondamentali diritti umani e civili anche delle proprie minoranze. Si profilano risposte (ancora allo stato embrionale) poco rassicuranti e incoraggianti sul piano della tolleranza e della libertà di autodeterminazione della persona, poiché questa svolta, tanto desiderata e acclamata, mi sembra si stia conclamando, nel pensiero collettivo, la tesi secondo la quale esistono comunità non integrabili, gruppi culturalmente incapaci di convivere pacificamente o di integrarsi in un assetto sociale di tipo tradizionale.

Sono cresciuti fino a oggi, in maniera esponenziale, nella speranza di un governo che desse loro risposte concrete, atteggiamenti ostili all’inclusione di tutti all’interno della nostra società e incitazioni ad affermare, in modo sprezzante, i propri diritti (tradizionalmente acquisiti) e a negare i medesimi diritti a categorie considerate marginali o addirittura avulse dalla normale organizzazione sociale. Io mi auguro e auguro a tutti, che la Democrazia rimanga il “punto fermo” della nostra società. Voglio ancora sperare in un’Italia più equa e giusta per tutti, nessuno escluso...Voglio poter sentire sempre “il fresco profumo della libertà” che valorizza l’essere umano come persona, “la brezza piacevole” della tolleranza e della convivenza pacifica, “il vento di un cambiamento” che non neghi mai a nessuno comprensione, opportunità e diritti.

W l’Italia.

W la Costituzione della Repubblica Italiana.

1 Commento
  1. Francesco Noto scrive

    Cara prof. Maria Rosa, sei grande come sempre! Condivido pienamente la tua analisi. Francesco Noto

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