Monreale, 26 aprile 2018 – Francesco Balsano, nato a Palermo il 23/12/1976, è stato condannato dal Gup Ferdinando Sestito alla pena di 12 anni e 6 mesi di reclusione.
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Balsano, arrestato nell’ambito del blitz antimafia Montereale, è nipote del boss monrealese Giuseppe Balsano, storico capo della famiglia mafiosa di Monreale morto suicida in carcere dopo che era stato tratto in arresto nel maggio 2002, in seguito a circa 11 anni di latitanza dovuti ad una condanna all’ergastolo. Oltre che per il delitto di associazione mafiosa era stato condannato anche per diversi omicidi premeditati e consumati nell’interesse di Cosa Nostra.
Francesco Balsano è considerato un personaggio di spicco della consorteria mafiosa locale, essendo un punto di riferimento della famiglia di Monreale della quale è stato anche reggente pro-tempore con il benestare dei vertici del mandamento di San Giuseppe Jato. A Balsano è stato contestato di aver posto in essere con gli altri affiliati condotte tese al controllo del territorio della stessa famiglia mafiosa, alla successione nella sua gestione e all’allontanamento e alla punizione di altri affiliati che avevano assunto comportamenti non consoni al codice mafioso. Balsano è anche accusato di aver preso parte a summit durante i quali sono stati trattati affari illeciti insieme ad altri presunti esponenti del clan e di aver organizzato atti intimidatori non solo a danno di impresari locali ma anche a danno di affiliati della stessa organizzazione.
Le indagini svolte a partire dalla fine del 2014 e nei primi mesi del 2015 dal Gruppo dei Carabinieri di Monreale hanno consentito di ricostruire le dinamiche e le gerarchie della famiglia di Monreale. La nomina di reggente della famiglia di Monreale di Balsano avvenne, secondo gli inquirenti, il 25 febbraio 2015 nel corso di una riunione in un casolare a Poggio San Francesco. La nomina fu decisa da Ignazio Bruno che nel frattempo aveva preso le redini del mandamento di San Giuseppe Jato, destituendo Giovan Battista Ciulla. Questo era fuggito al Nord pochi giorni prima temendo ritorsioni poiché aveva tradito il codice d’onore dell’organizzazione con comportamenti ritenuti non idonei.
Con la fuga di Ciulla il mandamento jatino doveva trovare un sostituto alla guida della famiglia monrealese e fu individuato proprio Balsano. La nomina di Balsano, inserito nella famiglia ed a disposizione della stessa, prima del nuovo incarico di reggente, come ricostruito dai carabinieri, fu sponsorizzata dalla famiglia Lupo. La reggenza della famiglia di Monreale però durò poco, dal febbraio 2015 al 6 marzo 2015, quando venne arrestato per detenzione illegale di arma clandestina. La pistola, una semiautomatica calibro 7,65, era stata utilizzata da Balsano Francesco per minacciare Onofrio Buzzetta e a fornirgliela sarebbe stato, secondo le intercettazioni, Salvatore Lupo. «… gliel’ha puntata in bocca a quello, si è messo a piangere e se ne è andato dagli sbirri! Dopo un’ora ci sono andati i Carabinieri dentro!», venne intercettato nel corso di una conversazione nell’auto di Lupo.
Il sospetto degli investigatori è che Francesco Balsano, indicato come il nuovo capomafia di Monreale, in occasione della sua investitura avesse ricevuto anche il via libera per uccidere Giovan Battista Ciulla, Onofrio Buzzetta e Benedetto Isidoro Buongusto, tutti componenti del clan ‘perdente’ che aveva creato malumori in paese. Doveva morire pure Antonino Serio. “Lo hanno schifato da Palermo e se n’è venuto qua a Pioppo”, dicevano di lui.
E così, mentre ascoltavano in diretta la conversazione, i carabinieri del Gruppo di Monreale convocarono in fretta e furia le quattro possibili vittime. Sono state guardinghe per un po’. Fino a quando, nel marzo scorso, Buzzetta e Ciulla sono stati arrestati. Stessa sorte è toccata a Balsano e ora a Serio. Prima di finire tutti in cella Buzzetta e Serio sarebbero riusciti, il primo, a chiarire la sua posizione con i boss di San Giuseppe Jato e, il secondo, a trovare la protezione nel capo mandamento di Corleone Rosario Lo Bue. Buongusto fu picchiato la sera del 3 marzo per le strade di Monreale. Ciulla preferì scappare in un paesino vicino Udine.