Palermo, 12 aprile 2018- Arrivano 64 condanne e 27 assoluzioni, per un totale di oltre 5 secoli di carcere, per gli imputati nel processo scaturito dall’operazione antimafia Apocalisse che ha decimato i vertici delle famiglie mafiose di Palermo. La polizia, nel 2014, agì nei confronti di circa 150 presunti appartenenti alle cosche di Resuttana, San Lorenzo, Acquasanta, Arenella, Partanna e Mondello, ricadenti tutte nel capoluogo siciliano.
Il collegio della prima sezione della Corte di Appello di Palermo, presieduto da Gianfranco Garofalo, a latere Adriana Piras e Massimo Corleo ha in gran parte confermato la sentenza di primo grado, emessa dal gup Giuseppina Cipolla nel 2016, aggravando in alcuni casi le pene e accogliendo così il ricorso della Procura e dei sostituti procuratori generali Sergio Barbiera e Rita Fulantelli.
Tra coloro che hanno avuto le pene più alte il boss Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, arrestato con Totò Riina il 15 gennaio del 1993: per lui 13 anni e 8 mesi, con una lieve riduzione rispetto ai 14 del primo grado. Pene severe anche per Tommaso Contino, che scende da 20 anni a 16 anni e 10 mesi, così come per Sandro Diele, che passa da 17 anni e 8 mesi a 14 e 8 mesi. Vent’anni sono stati confermati invece a Gregorio Palazzotto, mentre il fratello Domenico si è visto ridurre la pena a 16 anni e 10 mesi. In accoglimento delle richieste dell’accusa sono state ridotte le pene ai collaboratori di giustizia Silvio Guerrera, che passa da 10 anni a 6 anni e mezzo e Giovanni Vitale, detto il panda che passa da 8 anni e 4 mesi a 4 anni e 10 mesi.
Riconosciuta dai giudici l’attenuante speciale per i collaboratori di giustizia, non data dal giudice di primo grado. Aumento in continuazione invece per Vito Galatolo, che nei 16 anni di condanna si vede comprendere altre sentenze per fatti analoghi.