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Almaviva. Ipotesi bad company? I sindacati non ci stanno

Palermo, 11 aprile 2018 – Continua discesa delle tariffe, contrazione dei volumi, crisi del mercato, ma anche una criticità finanziaria legata a crediti non esigiti per circa 7 milioni di euro. Sono queste le principali cause della fase negativa che sta attraversando Almaviva, il colosso societario che fornisce servizi di call center ad aziende terze. Presente in Italia con sedi a Milano, Palermo, Napoli, Catania, Rende e Cagliari, nel solo capoluogo siciliano impiega circa 3.400 persone, di cui 2.800 assunte a tempo indeterminato. E per loro si presenta concreto lo spettro della disoccupazione, come preannunciato nel comunicato del 3 aprile inviato dalla società alle parti sociali, al Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci e al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

A metà giugno scadrà un accordo sindacale che si fondava sull’ausilio di ammortizzatori sociali che hanno permesso alla società di uscire indenne dalla crisi economica e finanziaria dello scorso anno, ma che non saranno ulteriormente rinnovabili per disposizione di legge.
“Sul centro operativo di Palermo, ad oggi, – si legge nel comunicato aziendale -sono prevalentemente concentrate attività per cinque importanti clienti, tutte in fase di rinnovo contrattuale. Tuttavia, il continuo calo dei volumi e il livello raggiunto dalle tariffe, in alcuni casi ben al di sotto del puro costo del lavoro, seguitano a generare consistenti perdite mensili e una dimensione di esuberi dal carattere ormai strutturale. Una dimensione che, inoltre, in base alle pianificazioni di attività a medio termine ricevute dai clienti, e pur nella ottimistica previsione del perdurare delle lavorazioni sul sito, si stima sia destinata ad aumentare in termini significativi entro la fine del corrente anno”.
Per l’azienda lo scenario futuro è piuttosto fosco. Per uscire dalla crisi Almaviva prevede di avviare la cessione di ramo del sito di Palermo. La nuova società sarà controllata sempre da Almaviva Contact. Un’operazione finalizzata a invertire l’andamento negativo della società.

I sindacati attendono l’incontro con l’azienda per discutere il nuovo piano industriale, ma non nascondono il timore che l’operazione sia propedeutica alla creazione di una bad company, corrispondente al sito di Palermo appunto, dove Almaviva potrà interamente scaricare costi ed esuberi di personale. Intanto Giuseppe Messina, Segretario regionale dell’Ugl Sicilia, il Segretario provinciale della Federazione telecomunicazioni di Palermo, Antonio Vitti e il Coordinatore regionale Almaviva, Claudio Marchesini, hanno ottenuto audizione presso la Commissione Bilancio all’ARS. Dall’incontro con i deputati è emerso che una possibile soluzione per evitare i licenziamenti potrebbe trovarsi nella riconversione del personale, attraverso la digitalizzazione. Una ipotesi questa che consentirebbe all’azienda di attingere all’Agenda digitale con investimenti per 441 milioni di euro, ma che incontra lo scetticismo dei sindacati.

“Quale azienda sarà disposta ad assumerci dopo la riconversione?”, replica Claudio Marchesini che chiede di garantire i livelli occupazionali dei dipendenti Alamaviva attraverso l’adozione di soluzioni strutturali in grado di rilanciare l’azienda. “Noi siamo contrari – prosegue Marchesini – alla creazione di una bad company. Si sa da almeno 5 anni che sarebbe stata la fine. Già nel 2013 l’UGL Sicilia non firmò per gli ammortizzatori sociali, che ci hanno permesso di vivacchiare, ma a costo di grossi sacrifici, sia in termini retributivi che di diritti. Già allora si aveva certezza che gli esuberi strutturali non sarebbero mai rientrati. Il comunicato aziendale di questi giorni è solo il preludio di una lenta sofferenza che porterà ad una certa chiusura del ramo d’azienda. Non vediamo alternative serie. L’intento dell’azienda è di riversare gli esuberi sul solo territorio palermitano anziché distribuirli in tutta l’Italia”.

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