Termini Imerese, 4 aprile 2018 – Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto di dover emettere un provvedimento cautelare nei confronti dei due avvocati monrealesi, Salvino Caputo e il fratello Mario Caputo, e di Vercio Benito, di Termini Imerese. Gli arresti scaturiscono da un’indagine che si è sviluppata nel periodo della campagna elettorale per le elezioni regionali dello scorso novembre 2017. Un’indagine a vasto raggio, che tuttora è in corso e che potrebbe coinvolgere anche altri nomi eccellenti.
Durante la conferenza stampa di questa mattina, alla presenza del Procuratore della Repubblica, Dott. Cartosio, del Sostituto Procuratore, Dott.ssa Gallucci, e del Comandante Provinciale Carabinieri di Palermo, Col. Di Stasio, sono stati resi noti i particolari dell’indagine.
Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche, elemento principale dell’attività investigativa, sembrerebbe che in un primo tempo Salvino Caputo venne scelto come candidato per le elezioni regionali con la lista Noi con Salvini. Dalle registrazioni risulta che lo stesso Salvino Caputo avrebbe affermato di essere il candidato scelto per la lista, ma che ad un certo punto gli sarebbe stato comunicato che i dirigenti politici avevano deciso di non candidarlo. Una decisione presa a causa di una condanna già riportata da Caputo, e in quanto la Commissione Bindi lo aveva considerato soggetto privo dei requisiti morali per essere candidato. Da questo momento in poi l’avvocato monrealese, sconvolto per la notizia, istigato anche da alti personaggi interlocutori, secondo il procuratore della Repubblica Cartosio, avrebbe deciso di utilizzare uno stratagemma, considerato dalla stessa Procura un inganno per gli elettori. Caputo, in sostanza, avrebbe fatto candidare il fratello Mario, ma facendo credere al proprio corpo elettorale che il candidato sarebbe stato invece lui stesso.
Salvino Caputo, secondo le intercettazioni, sapeva che il piano non potrebbe mai essere stato attuato a Monreale, la città dove risiede, lavora e dove è anche stato eletto in passato sindaco. Secondo il procuratore, Caputo avrebbe utilizzato lo stratagemma nel territorio delle Madonie dove avrebbe potuto mandare avanti il proprio piano di inganno agli elettori. Ecco perché, è questa l’ipotesi accusatoria, Caputo, da Corleone a Termini Imerese aveva affisso manifesti elettorali privi di foto del vero candidato e senza indicazioni del nome. Anzi, avrebbe precisato che il candidato in questione era meglio conosciuto come Salvino quando, in realtà, il nome del candidato è Mario.
Caputo quindi si spende personalmente in molti centri delle Madonie. Secondo la Procura della Repubblica, la condotta di Salvino Caputo integra il reato di inganno agli elettori.
Il Gip, pur condividendo in pieno l’impostazione probatoria sul piano delle esigenza cauteari, ha riqualificato il reato in attentato ai diritti politici del cittadino.
Il Gip ha anche ritenuto che sussistessero le esigenze cautelari per Salvino Caputo a causa di un precedente penale e poi perchè per Caputo potrebbe prefiggersi anche il reato di voto di scambio attuato in maniera sistematica e continua. Una situazione di doverosa applicazione delle norme che impongono l’esigenza dell’applicazione delle misure cautelari.