19 febbraio 2018 – Sembrava un tema “vecchio” e superato, ma a ben vedere il digital divide è ancora un fenomeno che fa sentire il suo peso, soprattutto in alcune zone d’Italia, piccole e isolate dalle infrastrutture per l’accesso alla Rete Internet. Ecco perché il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato una sorta di allarme, rivelando alcuni dati davvero preoccupanti che segnalano i ritardi del nostro Paese sulle questioni dell’innovatività.
Si parla ancora di digital divide. Partendo proprio dai numeri, il Mise ha pubblicato un’indagine in cui si analizza la situazione della cablatura del nostro Paese: ebbene, nell’anno 2018 c’è ancora una quota superiore al 45 per cento di abitazioni lungo lo Stivale in cui non è presente una connessione adeguata a Internet, il che significa che una platea di almeno 8 milioni di italiani non ha la possibilità di collegarsi alla Rete. Si tratta, come accennato, soprattutto di residenti in zone montane o periferiche, che molto spesso non hanno gli strumenti per accedere né alla rete internet fissa né a quella mobile.
Scenari poco ottimistici. Ma il problema del digital divide rischia di trascinarsi ancora a lungo: è sempre il Ministero a stimare che, se non cambiano le condizioni, ancora nel 2020 una percentuale pari all’8 per cento delle case italiane saranno ancora prive di connessione internet di qualità, mentre solo il 24 delle unità immobiliari potrà contare sulla Fibra Ottica, che gli standard internazionali individuano come l’unica tecnologia del futuro.
Le mosse dei provider. Insomma, mancanza di infrastrutture tecnologiche che determinano l’impossibilità di accedere direttamente a Internet, o che causano una navigazione lenta: tutto questo è digital divide, un fenomeno che sembrava superato e su cui bisogna invece intervenire. In realtà, ci sono provider che non hanno mai trascurato né “nascosto” il problema, come Eolo, che sin dal suo esordio – ormai dieci anni fa – si è caratterizzato per il tentativo di assicurare connessioni efficaci a internet senza telefono fisso anche nei territori dove gli altri provider non avevano segnale.
Eolo risponde anche allo speed divide. Proprio agli inizi dell’anno, la compagnia lombarda ha annunciato una nuova partnership con la Searchlight Capital Partners, gruppo americano di private equity da anni operante nel mercato delle telecomunicazioni, che ha rilevato il 49 per cento delle quote azionarie attraverso un investimento di 300 milioni di euro. Come annunciato dal Ceo Luca Spada, questo denaro sarà impiegato per finanziare “il progetto della prima infrastruttura di ultra banda larga wireless a 100 mega dedicata alle province italiane”, rispondendo sia al problema del digital divide che a quello dello speed divide, ovvero il divario di velocità, puntando su connessioni ultra rapide.
Iniziativa innovativa. Anche altre iniziative stanno andando in questa direzione, come quella che è stata presentata a Roma agli inizi di febbraio: parliamo della collaborazione tra l’Associazione dei Provider Indipendenti e Legacoop, che servirà da supporto a “quei cittadini e quelle imprese che si organizzano in cooperative per favorire la distribuzione di banda ultralarga su territori a fallimento di mercato”, come spiegato in occasione della presentazione del progetto.
Vantaggi per cittadini e operatori. In particolare, secondo le intenzioni delle due compagnie le cooperative si presenteranno come gruppi di acquisto di servizi Internet, e in questo modo potranno “avere più potere contrattuale nei confronti di tutti gli operatori, inclusi i big player del mercato e cambiare più agevolmente operatore, se non soddisfatti dei prezzi e della qualità dei servizi“. Inoltre, spiegano i rappresentanti delle due associazioni, “i vantaggi sono anche per gli operatori stessi, che potranno farsi concorrenza senza rendite di posizione o monopoli”.