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Monreale e il mercato (tutto?) del contadino

Monreale, 12 febbraio 2018 – “A portare qui i prodotti dei nostri campi saremo 2 o 3. Gli altri si riforniscono al mercato ortofrutticolo e poi vengono qui a rivendere la merce”. A denunciare questi comportamenti alcuni degli stessi contadini che la domenica si recano al mercato di Piazza Florio a Monreale. “Vorremmo che venissero fatti controlli dagli organi competenti. Da mesi nessuno verifica la provenienza dei prodotti in vendita. È una concorrenza sleale che ci penalizza e mortifica i nostri sacrifici”.

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Il Comandante Marulli conferma l’assenza di controlli da parte del Corpo di Polizia Municipale di Monreale al mercato del contadino. “Dal mio insediamento, avvenuto a maggio 2017, non abbiamo potuto fare verifiche”. Il numero esiguo di personale limita il raggio d’azione dei vigili urbani. “Il mercato del contadino si svolge la domenica, quando l’esigenza di risorse umane è minore. Per impegnare gli agenti dovrei concedere loro un recupero delle ore impiegate, da sottrarre ad altri servizi durante la settimana. Da gennaio però disponiamo di 4 nuovi ausiliari che vanno a potenziare il servizio. Sarà possibile prelevare risorse per un maggiore controllo del territorio”.

Un controllo auspicato anche da diversi negozianti di prodotti ortofrutticoli che lamentano l’eccessivo numero di abusivi per le strade della città: “Noi paghiamo le tasse, ma subiamo una concorrenza sleale. Non possiamo andare avanti così”.

Il Comandante Marulli conferma che il controllo sul territorio in questo settore è però costante. “Proprio nelle ultime settimane, anche con l’ausilio dei militari messi a disposizione dal comandante del gruppo Carabinieri di Monreale, il Tenente Colonnello Luigi De Simone, abbiamo effettuato interventi di repressione dell’abusivismo commerciale, prevalentemente rivolto al settore ortofrutticolo. Abbiamo sequestrato la merce, consegnata alla Caritas per i pasti ai poveri, ed elevato sanzioni amministrative”.

Quello dell’abusivismo è però un fenomeno diffuso in tutta la Sicilia, quasi impossibile da debellare. In una terra dove mancano opportunità lavorative, l’apertura di un punto vendita, ancorché abusivo, diviene l’unica soluzione per chi deve sostenere una famiglia. In alcuni casi diviene una scelta alternativa a forme di illegalità più gravi, e per questo, forse, viene tollerata dalle istituzioni. È il male minore. Le grandi città come Palermo pullulano di esercenti non in regola, nei più disparati settori. Parrucchieri, estetisti, commercianti completamente sconosciuti alla Camera di Commercio e all’Agenzia delle Entrate, da anni operano senza versare alcun contributo e senza pagare le tasse, spesso non rispettano norme e requisiti igienici previsti da legge.

Un micro cosmo lavorativo che sta nell’ombra, in una sorta di zona grigia. Una sua repressione comporterebbe l’esplosione di un disagio sociale che si trasformerebbe in un’emergenza, per questo viene tollerato, tenuto sotto controllo, considerato alla stessa stregua di un ammortizzatore sociale. Una considerazione condivisa da buona parte della classe politica, che non sollecita forme di intervento, ma anche da molti cittadini. Quando alle cronache giungono notizie di controlli da parte delle forze dell’ordine, che finiscono con il sequestro della merce e l’elevazione di multe, l’opinione pubblica si divide. Chi plaude all’azione repressiva in nome della legalità e chi la critica perché si privano persone disoccupate di una possibilità di lavoro: “È meglio se vanno a rubare?” è il commento ripetuto.

Ma comunque la si pensi, in ogni modo, nella stragrande maggioranza dei casi, l’azione repressiva dei militari non avrebbe alcun effetto. Spesso le sanzioni amministrative vengono comminate a chi non possiede beni di proprietà. Si tratta di soggetti nulla tenenti che quindi non verserebbero un euro della sanzione ricevuta, soggetti consapevoli di vivere in uno stato di impunità.

1 Commento
  1. Giovanni scrive

    È allora che facciamo? Dovremmo rassegnarci?

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