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San Giuseppe Jato ricorda Giuseppe Di Matteo trucidato dalla mafia

San Giuseppe Jato, 11 gennaio 2018 – Oggi sarebbe un uomo di 37 anni, Giuseppe Di Matteo è uno dei bambini vittima della mafia, ucciso l’11 gennaio del 1996 dopo circa due anni di sequestro. San Giuseppe Jato questa mattina ha ricordato il piccolo strangolato e sciolto nell’acido lì dove venne ucciso e adesso sorge il Giardino della Memoria. “Un pezzo per volta si costruisce la memoria” è infatti il titolo dell’iniziativa organizzata dal presidio di Libera nella Valle dello Jato in collaborazione con il Comune di San Giuseppe Jato nel 22esimo anniversario del brutale omicidio.

“Noi siamo la memoria che siamo e la responsabilità che ci assumiamo, senza memoria non esistiamo ma soprattutto senza responsabilità non meritiamo di esistere”. È la frase che è stata scelta da Libera per commemorare la scomparsa di Giuseppe Di Matteo. Questa mattina in contrada Giambascio, studenti, amministratori locali, rappresentanti delle associazioni di categoria e delle realtà locali, autorità e forze dell’ordine, volontari si sono ritrovati in un bene confiscato per ricordare il piccolo Giuseppe.

Dopo i saluti iniziali del sindaco di San Giuseppe Jato Rosario Agostaro, sono stati ricordati tutti i nomi dei bambini uccisi dalla mafia, dal 1947 al 2015. “Tanto è cambiato ma tanto ancora resta da fare, la mafia si può sconfiggere è solo un aspetto culturale che va seguito e guidato”, afferma il sindaco di San Giuseppe Jato. “La città è cambiata, la gente è diversa e ha capito da quale parte stare. San Giuseppe non è solo mafia. Il Giardino della memoria – continua il primo cittadino – è il luogo dal quale far ripartire il riscatto della gente”.

Tra gli altri ha preso parte anche il Capitano dei Carabinieri della Compagnia di Monreale, Guido Volpe. Presente il sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso: “Questi sono paesi difficili però se noi mettiamo l’impegno e la convinzione di non aver paura di nessuno possiamo arrivare in alto. Scuole e istituzioni dobbiamo essere uniti contro la mafia”.

“La memoria è anche condivisione – ha detto Chiara Cannella di Libera – abbiamo deciso di ricordare Giuseppe nel luogo dove ha vissuto i suoi ultimi 178 giorni. Diverse le istituzioni che hanno preso parte, ma la presenza per noi più importante è la scuola Riccobono di San Giuseppe che sta raccontando la storia del piccolo come delle vere e proprie guide di turismo responsabile”.

Alla fine dell’incontro è stata deposta una corona di fiori da parte dell’amministrazione locale. Subito dopo in piazza Falcone Borsellino, sempre a San Giuseppe Jato, sono state affisse due mattonelle che ritraggono delle tele, presenti all’interno del Giardino della Memoria, dipinte da chi da quel posto c’è passato. Altre iniziative in programma proseguono in serata.

 

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