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Dopo il mercatino, piazzale invaso dai rifiuti. «L’ottavo giorno (l’uomo) creò l’immondizia»

Monreale, 7 dicembre 2017 – Giovedì, si sa, è giorno di mercatino per Monreale, giorno in cui una piazza diventa centro di acquisti a buon mercato per un’intera mattinata. I venditori arrivano di buon mattino, quando ancora la città si sta svegliando dal torpore notturno delle fredde giornate invernali, occupano il posto a loro assegnato e cominciano a montare di buona lena le bancarelle che conterranno la merce da esporre e, si spera, da vendere. Allo stesso modo la gente esce di casa abbastanza presto, si reca in loco e girovagando tra le bancarelle va a caccia dell’occasione del momento, di una merce che cercava da tempo o più semplicemente di quello che trova e che le piace. Insomma un gioco di domanda e offerta che si ripete praticamente dalla notte dei tempi, quando si chiamava ancora “baratto”, secondo il quale, per ottenere una merce alla quale si era interessati, si proponeva uno scambio con altra merce.

Oggi le cose sono cambiate poco o niente, tranne che per il fatto che al mercatino ci si va in auto, auto che verrà poi parcheggiata il più vicino possibile al mercato perché, è risaputo, le buste piene di spesa sono pesanti e non ci si può mica fare venti metri di strada a piedi per arrivarci; e così le carreggiate si restringono, le macchine circolano a stento, gli ingorghi sono all’ordine del giorno, gli automobilisti imprecano e i passanti se ne fregano. Per non parlare della dubbia provenienza della mercanzia e della sua altrettanto incerta qualità, ma questa è un’altra storia. L’importante, in fin dei conti, è che il mercatino vada avanti, tra le urla dei venditori e i clacson delle auto.

Fin qui sembrerebbe tutto abbastanza normale, quasi accettabile in fondo, visto che comunque fa comodo a tutti un mercatino dove spendere poco ed ottenere ciò che si vuole; il problema, ben più grosso, è un altro e sorge nel momento in cui la gente va via, le auto hanno liberato le carreggiate e i venditori cominciano a smontare baracche e baracchini. Il problema, ancora una volta, si chiama immondizia e risulta evidente come la luce del sole.

Come i caduti in guerra, dopo un combattimento all’ultimo sangue, rifiuti di qualsiasi genere, giacciono abbandonati per terra creando una distesa di inciviltà che si perde a vista d’occhio. Plastiche di qualsiasi tipo, carta e cartoni, pacchi e pacchetti, involucri sporchi e maleodoranti,  testimoniano il degrado e l’inciviltà di chi il mercatino lo frequenta o lo fa. E così una piazza, fino a qualche ora prima, brulicante di persone ma ancora pulita, si ritrova sporca e puzzolente tra il menefreghismo di chi, questo comportamento scorretto e vietato dalla legge, dovrebbe sanzionarlo aspramente.

Forse la gente che, fregandosene, getta a terra qualsiasi cosa, dai filtri delle sigarette ai materassi, passando per i frigoriferi, non sa che, per i rifiuti speciali come questi, esistono degli enti predisposti dalla regione, che in maniera del tutto gratuita, vengono a ritirarli a domicilio; ma soprattutto non sa che deve passare la bellezza di 1000 anni affinché un sacchetto di plastica sparisca dall’ambiente in cui si trova, e purtroppo mai del tutto, dal momento che si scompone in microscopiche particelle di plastica (materiale sintetico creato dall’uomo e non presente in natura) che vanno a finire, prima, nel sottosuolo e nell’acqua che beviamo e poi in mare, per terminare la loro corsa nella pancia dei pesci che noi stessi mangiamo, creando così una catena inquinante che non ha fine ma che ritorna, comunque, al suo creatore: l’uomo.

Eppure basterebbe davvero poco, basterebbe non gettare a terra rifiuti e, soprattutto, che le autorità competenti sanzionino con multe salate, sia i venditori che i compratori colpevoli, considerando anche che adesso, l’amministrazione si è mossa per sensibilizzare la cittadinanza alla raccolta differenziata, altrimenti  poi non possiamo lamentarci se la tassa sui rifiuti continua a salire.

Il vero problema di fondo, in definitiva, è l’ignoranza, poiché è dalla presenza implacabile di questa che nasce l’assenza di civiltà. L’unica soluzione è, ancora una volta, l’educazione ambientale e al senso civico che dovrebbe essere l’insegnamento più importante nelle nostre scuole.

Ma questa è un’altra storia… o forse no.

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