Palermo, 21 novembre 2017 – L’odierna indagine dei Carabinieri di Palermo, denominata “Falco”, ha consentito di riscontrare l’intero processo di riorganizzazione della famiglia di Santa Maria di Gesù. In particolare è stata documentata l’elezione dei rappresentanti mediante un sistema elettivo a cui hanno aderito tutti gli uomini d’onore della famiglia.
Attraverso lo stretto monitoraggio degli affiliati, a settembre del 2015 sono state documentate le fasi precedenti, concomitanti e successive ad una importante riunione svoltasi il 10.09.2015 presso un ristorante palermitano durante la quale sono state formalizzate le cariche interne della famiglia di Santa Maria di Gesù.
Alla presenza di almeno 12 uomini d’onore, GRECO Giuseppe veniva confermato reggente mentre GAMBINO Natale Giuseppe e MESSINA Gaetano divenivano rispettivamente sottocapo e consigliere.
Ottenevano invece la carica di capodecina sia PEDALINO Francesco che TAORMINA Mario.
PROFETA Antonino, pur in assenza di un incarico formale, veniva presentato come rappresentante di GRECO Giuseppe mentre PROFETA Salvatore sceglieva di non concorrere per alcun ruolo sia per l’età avanzata che per non sottrarre posti ai citati sodali.
L’esistenza di tale pratica era emersa soltanto nei riferimenti dei primi collaboratori di Giustizia degli anni ’80 (BUSCETTA Tommaso, MARSALA Vincenzo, CONTORNO Salvatore e MARINO MANNOIA Francesco).
E come nelle vere competizioni politiche, le elezioni sono precedute da una preliminare attività di propaganda a favore dei candidati, anche se in realtà non vi sarebbe stato nella circostanza un vero e proprio antagonista alla figura di GRECO Giuseppe che, in funzione della carica di reggente già assunta, avrebbe ottenuto da subito il consenso degli affiliati più autorevoli, tra i quali lo stesso PROFETA Salvatore il quale si è offerto di appoggiare GRECO Giuseppe probabilmente per la sua parentela con il collaboratore Vincenzo SCARANTINO, certamente ingombrante, e per via dell’età avanzata.
Dopo l’attività di propaganda, la vera e propria elezione è avvenuta attraverso il voto di tutti gli affiliati che avrebbero espresso la preferenza a scrutinio palese (“ad alzata di mano… per vedere l’amico”) anche se nel passato si ricorreva ad urne consegnate ai capodecina per la raccolta tra i soldati. La procedura elettiva avverrebbe oggi solo per le cariche di capofamiglia/reggente e consigliere, mentre le nomine per i ruoli di sottocapo e capodecina sarebbero riservate allo stesso principale in precedenza eletto.
Se la base dell’organizzazione esprimerebbe i vertici, il capofamiglia/reggente designerebbe a suo insindacabile giudizio i propri collaboratori. Secondo tale principio si inquadra l’assegnazione a PROFETA Antonino di un incarico fiduciario al di fuori delle funzioni tradizionali ed alle dirette dipendenze del vertice che l’avrebbe autorizzato ad eludere le rigide regole della gerarchia mafiosa e l’obbligo di informazione dei quadri immediatamente superiori.
Il quadro investigativo si è arricchito di interessanti riferimenti al periodo precedente la seconda guerra di mafia. Le elezioni costituivano un mero fatto formale, essendo la carica di capofamiglia (e capomandamento) di pertinenza esclusiva dello storico esponente BONTATE Stefano inteso il principe di Villagrazia e/o il Falco, poi ucciso il 23.04.81.
Il ricordo della assoluta autorità di BONTATE, benché vittima del tradimento dei suoi stessi collaboratori schieratisi con i corleonesi, si è rivelata circostanza ancora presente a distanza di molti anni tra gli attuali indagati che hanno stigmatizzato come “il generale non ne ha vinto mai guerra senza soldati”, esaltando la forza della famiglia come entità (tutti siamo utili e nessuno è… indispensabile!) in grado di imporsi all’interno ed all’esterno (l’unica legge che conosci tu… è quella del più forte!).
Il riordino dell’organizzazione era divenuto necessario dopo l’eliminazione violenta nel settembre 2011 di CALASCIBETTA Giuseppe, a seguito di contrasti nella cattiva gestione della cassa comune, con la contestuale carica protempore assunta da parte di GRECO Giuseppe.
Le fasi di fibrillazione registrate in quel frangente avevano determinato la necessità di una formalizzazione dello status quo, al fine di legittimare i rapporti di forza interni alla famiglia.
In tale ottica era imprescindibile l’esigenza di palesare la capacità di estrinsecazione della forza da parte del gruppo di vertice, al fine sia di congelare la posizione di supremazia annichilendo eventuali oppositori sia di riaffermare il controllo sul territorio di influenza, punendo anche iniziative di soggetti legati alla medesima compagine mafiosa senza che fossero preventivamente autorizzate.
In merito sono stati documentati violenti atti intimidatori, sfociati in risse e financo in un omicidio.
E’ stato anche accertato il pieno coinvolgimento dell’articolazione mafiosa nell’agguato mortale consumato ai danni di SCIACCHITANO Salvatore, ucciso il 03.10.2015 in quanto reo di aver partecipato, solo poche ore prima ed in compagnia di URSO Francesco (figlio e nipote degli uomini d’onore URSO Giuseppe inteso Franco e VERNENGO Cosimo cl. 64, entrambi oggi tratti in arresto), al ferimento di CONA Luigi, soggetto legato al medesimo sodalizio pur non essendone organico.