Monreale, 18 novembre 2017 – Si è concluso con il decreto di dissequestro di tre appartamenti e di alcuni conti correnti il procedimento avviato dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo nei confronti di Guido Ferrante, il poliziotto del Reparto mobile, monrealese, che nel 2013 era stato accusato di favoreggiamento aggravato alla mafia e di omessa denuncia di reato.
La vicenda risale al marzo 2010, quando Salvatore Albicocco, titolare di una pasticceria di Palermo, aveva subito dei danneggiamenti. Furono giorni difficili per il commerciante. Guido Ferrante gli avrebbe consigliato, secondo l’atto d’accusa firmato dai Pubblici Ministeri Francesco Del Bene, Amelia Luise e Gianluca De Leo, di pagare il pizzo e di non denunciare la vicenda coprendo presunti esponenti della cosca di Corso Calatafimi. “Segui la tua strada, in questa zona non si sta salvando nessuno”, avrebbe detto Ferrante ad Albicocco che, in seguito avrebbe presentato denuncia. Ferrante si è sempre difeso dall’accusa, spiegando ai giudici che Albicocco avrebbe frainteso.
Nel corso del processo a suo carico, ancora pendente, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale, Presidente Silvana Saguto, aveva disposto il sequestro dei beni del Ferrante, consistenti in tre appartamenti (uno in zona Michelangelo e due a Monreale) e in alcuni conti correnti, per un valore stimato di circa 750.000 €. Secondo l’accusa il patrimonio, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal poliziotto, sarebbe stato accumulato illecitamente grazie ai suoi rapporti con i mafiosi.
Ad aprile il Pubblico Ministero ha chiesto l’applicazione della misura di prevenzione personale e della confisca del patrimonio. Il collegio giudicante, composto dal Presidente Malizia e dai relatori Francolini e Petrucci, alla luce delle indagini patrimoniali eseguite ha invece ritenuto come vi fosse piena compatibilità tra il reddito del poliziotto e l’acquisto degli immobili, sui quali gravavano dei mutui. Ha così rigettato la richiesta del PM e disposto il dissequestro del patrimonio di Ferrante. “Si tratta di un provvedimento conclusivo e irrevocabile, spiega il difensore dell’indagato, l’avvocato Luca Benedetto Inzerillo, dato che non è stata proposta dalla Procura l’impugnazione avverso il decreto”.
Per Ferrante il processo principale, ancora pendente, potrebbe concludersi nel 2018.