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La Cassazione conferma 3 secoli di carcere per i mafiosi del «clan Noce»

Nessuno è stato graziato dalla scure della Cassazione che ha rigettato o dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dai legali

Palermo, 26 ottobre 2017 – Arriva la conferma di condanna a quasi 3 secoli di carcere per 36 mafiosi, tra boss e gregari, del clan Noce di Palermo. Nessuno è stato graziato dalla scure della Cassazione che ha rigettato o dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dai legali dei presunti affiliati a Cosa nostra ai quali venivano contestati i reati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, traffico e spaccio di droga. La notizia è stata riportata dal Giornale di Sicilia.

Gli arresti erano scattati nel 2012 con l’operazione Atropos, partita da un’estorsione imposta alla Magnolia Production, che girava la fiction “Il segreto dell’acqua” con Riccardo Scamarcio a Palermo. Gli investigatori sono riusciti ad ottenere 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli affiliati di Cosa nostra avevano cercato di far assumere anche alcune persone sul set della produzione per le scene girate a Palermo della fiction. L’estorsione però venne denunciata alla polizia.

Le indagini, condotte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di registrare anche la violenta reazione dei capi del mandamento al tentativo di ribaltare le gerarchie da parte di alcuni “emergenti”. Le indagini hanno anche permesso ri ricostruire un’intricata matassa di relazioni esistenti tra esponenti di vertice del mandamento della Noce e quelli di altre famiglie di Palermo.

Dall’inchiesta è emerso anche come numerose agenzie di scommesse del territorio, poste sotto sequestro, assicuravano il proprio sostegno economico alle cosche mafiose locali. Fondamentali per la riuscita delle indagini si sono rivelate le collaborazioni dei commercianti palermitani, sempre più stretti dalla morsa del racket, ma che ancora non trovano appieno il coraggio di denunciare le estorsioni. 

I condannati

C’è stata una minima correzione di pena, rispetto alla sentenza della Corte d’Appello, per Carlo Castagna (sei mesi in meno). Per il resto solo conferme. Fabio Chiovaro, presunto reggente del mandamento, dovrà scontare 14 anni e mezzo. Tommaso Tognetti (11 anni e sei mesi), Felisiano Tognetti (10 anni), Francesco Picone (21 anni e 8 mesi in continuazione con una precedente condanna), Salvatore Seidita (12 anni), Vincenzo Tumminia (11 anni), Gaetano Maranzano (12 anni), Cosimo Michele Sciarabba (8 anni), Domenico Spica (8 anni e 6 mesi), Santo Pitarresi (5 anni e 9 mesi), Girolamo Albanese (5 anni e 9 mesi), Nicolò Giacomo Sciarratta (8 anni e 6 mesi), Giovanni Guddo (8 anni e 6 mesi), Tommaso Castagna (8 anni e 8 mesi), Gaetano Castagna (8 anni e otto mesi), Antonio Giuseppe Enea (8 anni), Giuseppe Di Benedetto (5 anni), Saverio D’Amico (6 anni e sei mesi), Umberto Maltese (8 anni e 6 mesi), Antonino Bonura (8 anni), Gaspare Bonura (9 anni e 2 mesi), Giovanni Matina (10 anni), Renzo Lo Nigro (10 anni e 6 mesi), Marcello Argento (9 anni), Giuseppe Bonura (4 anni e 4 mesi ), Giuseppa Mirabella (2 anni), Umberto Sammaritano (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Acone (2 anni), Vincenzo Toscano (1 anno e otto mesi), Giacomo Abbate (1 anno e 8 mesi), Alessandro Guddo (1 anno 8 mesi), Salvatore D’Amico (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Landolina (2 anni). Sconti di pena anche per Giuseppe Sammaritano (da 10 anni e mezzo a 8 anni e 10 mesi) e Santino Chiovaro (da 10 anni e 4 mesi e 8 anni e quattro mesi).

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