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Girolamo Messina: “Il profumo ed il colore dell’olio di San Martino è particolare, il segreto è la terra”

Nel 1922 nasce a Monreale una storia di profumi, sacrifici, passione ed esperienza. In questo periodo il signor Messina ritorna lì dai suoi "figli alberi" a San Martino delle Scale

Monreale, 23 ottobre 2017 – Riaprendo quelle porte nonostante siano trascorsi trent’anni dalla chiusura si respira ancora il profumo dell’olio d’oliva. Tra gioia e commozione il signor Messina ci racconta la storia del frantoio di famiglia, tramandato da due generazioni, di padre in figlio. Un’attività impegnata a soddisfare i propri clienti producendo un olio extravergine dal gusto intenso.

L’attività nasce a Monreale in via San Martino nel 1922 con il nonno che portava il suo stesso nome: Girolamo Messina. Una storia fatta di profumi, sacrifici, passione ed esperienza. Il signor Messina ci è cresciuto in quelle mura in cui ancora abita, le sue braccia hanno iniziato a lavorare da bambino. Forse proprio per questo, nonostante siano passati anni da quando i sigilli hanno messo fine alla sua attività, per lui parlarne è sempre un po’ difficile. Tra un sorriso e una lacrima, che cerca di trattenere, inizia il suo racconto.

Nella zona di San Martino delle Scale erano tante le terre possedute dalla famiglia così da buoni produttori di olive decisero di aprire il frantoio. “Il profumo ed il colore dell’olio di San Martino è particolare, il segreto è la terra – dice il signor Messina – ha un sapore forte e dopo due anni è sempre buono”. Dopo la morte del nonno, grazie all’acquisto di macchinari all’avanguardia, negli anni ‘60 aprì il primo dei frantoi moderni, rispetto al periodo, del territorio di Monreale. Aveva le presse e il separatorio dell’olio dall’acqua, fu il primo ad essere meccanizzato.

A Monreale i frantoi erano otto. Fuori le porte del paese in via Garibaldi c’era Badagliacca mentre a Pioppo c’era Giacomino. Nel cuore del centro storico, precisamente nel quartiere del Carmine, c’erano Nicolosi e Giordano. Nel quartiere Pozzillo c’era Calista. In via Benedetto Balsamo c’erano Di Maggio e Giordano.

Dopo la crisi del frantoio degli anni ’80 nessuno dei quattro impianti monrealesi restanti rimase in piedi, i controlli e le nuove norme di rispetto ambientale portarono alla chiusura gli antichi oleifici di Monreale. Allora nacquero nuovi impianti come quello di Ferreri e Ganci. Un’annata da dimenticare per il signor Messina, quei sigilli apposti alla mezzanotte di quel lontano dicembre del 1989 misero fine al suo desiderio: “Volevo lasciare il frantoio ai miei figli per veder continuare la tradizione di famiglia”.  La ferita è ancora aperta, soprattutto quando i fedeli clienti tornano per chiedere consigli sull’olio d’acquistare. 

Nelle tradizioni siciliane le stagionali attività produttive sono sempre state legate a momenti di festa che celebravano la momentanea grande disponibilità di risorse. L’armonia che si creava spesso faceva da collante tra  lavoratori e le loro famiglie e faceva affrontare meglio la fatica del momento. “Era una festa – accanto al padre si siedono anche le figlie a ricordare quegli anni – i zampognari venivano a suonare le ciaramelle davanti all’immagine di San Giuseppe”. “C’era armonia e via San Martino era piena di gente”.

Da Boccadifalco, Aquino, Molara arrivavano i produttori di olio. Il frantoio da ottobre restava aperto fino a gennaio. “Spesso si rimaneva aperti fino a tardi e in spirito festoso si andava a prendere in un’antico forno in zona focacce e pane appena sfornato per condirlo con l’olio nuovo. 

In questo periodo ritorna lì dai suoi “figli alberi” a San Martino delle Scale, in quelle terre che l’hanno visto crescere, prima per gioco e poi per lavoro.  Piante che ancora adesso riescono a dare quella forza che lo rende vivo.  Da bravo coltivatore vorrebbe trasferire tutto il suo sapere appreso nel tempo. “L’albero è come un bambino se non viene coltivato si ammala”, dice.

Da olio per condire le pietanze a medicina curativa. “Olio di comune passa ogni dulure”, così dice il signor Messina. Sì perché dell’olio ne ha fatto anche un alleato per combattere i malanni per sé e per i suoi figli. Ancora oggi la sera prima di andare a letto spalma una goccia d’olio nelle mani e la passa nel naso per respirare meglio.

 

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