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Il Dalai Lama torna a Palermo. Al teatro Massimo terrà una conferenza sul concetto di gioia

Come riuscire a vivere con gioia nonostante i dolori: la gioia da condizione effimera a stato permanente, da sensazione fugace a modo di essere

Palermo, 18 settembre 2017 – Dopo oltre vent’anni S. S. il Dalai Lama torna a Palermo, la città che nel 1996 ebbe l’onore di ospitarlo e di conferirgli la Cittadinanza Onoraria.

Nel pomeriggio di ieri ha, infatti, raggiunto, dopo la visita a Messina, il Capoluogo Siciliano con un elicottero atterrato all’aeroporto militare di Boccadifalco. Ad accoglierlo le maggiori autorità istituzionali, in primis il sindaco Prof. Leoluca Orlando, che ha ricevuto in dono, indossandola nell’immediato, la Khata, la sciarpa bianca, del cerimoniale civile e religioso buddista, che simboleggia la purezza, la benevolenza ed è, pertanto, di ottimo auspicio.

Oggi, presso la Sala Grande del Teatro Massimo, alle h. 9.30 avrà luogo la conferenza ispirata a “Il libro della Gioia”, scritto da Douglas Abrams e fondato sul dialogo tra i due Nobel per la Pace: S.S. il Dalai Lama e Desmond Tutu, Arcivescovo Sudafricano.

Essi sono due delle più “maestose personalità’ del tempo, maestri spirituali della nostra epoca, leader etici e morali, non rigidamente arroccati sulle loro consuetudini e tradizioni culturali e religiose, ma aperti alla totalità del genere umano, senza limiti o esclusioni di sorta. Tali influenti e straordinarie personalità hanno saputo offrire, con il loro esempio, un modo efficace ed auspicabile per attraversare la vita, per percorrerla saggiamente in ogni direzione, anche la più infinitesimale. Un modello di esistenza supportato dal coraggio, dalla resilienza e, soprattutto, da quella speranza vibrante e positiva che sfocia nel rifiuto assoluto di cedere alla disperazione, di annegare nel disfattismo, di abbandonarsi a quel cinismo che trafigge l’autentica essenza umana col rischio di inaridirla e renderla poco ricettiva e disincantata versa la conquista di una vita piena, che valga la pena di essere veramente vissuta, in ogni sua piccola sfaccettatura. 

Il concetto di gioia che essi hanno inteso veicolare non é apparente né superficiale, al contrario trattasi di quella gioia, fonte di autentica ispirazione, che ha avuto modo di incontrare innumerevoli avversità, ha conosciuto l’oppressione, la lotta e la sofferenza, riuscendo a resistere ad ogni grande e piccola tragedia, ad andare oltre la disperazione cupa e oppressiva, a prescindere da ogni infausto evento, da ogni “muro” considerato invalicabile. 

Il Dalai Lama e l’Arcivescovo ricordano a tutti gli uomini e a tutte le donne di ogni latitudine che la gioia non rappresenta solamente una mera e faticosa conquista, ma è un vero e proprio diritto di nascita per ogni individuo, più importante di qualsiasi cosa, persino della stessa felicità, spesso così inconsapevolmente agognata. 

“Il concetto di gioia”- afferma l’arcivescovo –  “è molto più vasto rispetto a quello di felicità. Mentre la felicità dipende spesso da circostanze esterne, la gioia prescinde da esse”. Essa è quello stato della mente che conduce ad una vita appagante e significativa.

Sua Santità e l’Arcivescovo hanno, dunque, inteso fondere le rispettive esperienze e trasmettere all’unisono quella saggezza faticosamente acquisita che li ha condotti a comprendere profondamente il concetto imprescindibile di come riuscire a vivere con gioia nonostante i dolori che, inevitabilmente, la vita ci riserva. Hanno cercato insieme la maniera di trasformare la gioia da condizione effimera a stato permanente, da sensazione fugace a modo di essere: perché non c’è luce senza ombra, e non c’è gioia per sé se non si crea gioia anche per gli altri.

La visita è stata organizzata dal Comune di Palermo con il supporto e il coordinamento di Nadia Speciale per Barbera & Partners e con il prezioso contributo del  Centro Buddista Muni Gyanaper.

“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.”

 

S.S. il Dalai Lama

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