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Inchiesta “Poste Private”. L’imprenditore monrealese Nunzio Giangrande rinviato a giudizio

Secondo l’accusa, Giangrande, per procurarsi un ingiusto profitto, si sarebbe appropriato di alcune delle somme di denaro ricevute dai clienti

Monreale, 10 giugno 2017 – Si è tenuta ieri mattina, al Tribunale di Palermo, l’udienza preliminare relativa al caso delle poste private «Servizi postali», al termine della quale il GUP, dott. Cesare Vincenti, ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero, dott. Paolo Guido, di rinviare a giudizio Nunzio Giangrande, imprenditore monrealese, e Maria Rita Cangemi, titolare di una agenzia ex affiliata.

L’indagine era scattata nell’ottobre 2012, quando l’imprenditore gestiva un impero economico. Un franchising con affiliate decine e decine di agenzie in tutta la Sicilia, e non solo, che fornivano servizi postali.

Secondo l’accusa, i due imputati sarebbero accusati, ma è ancora tutto da dimostrare, di appropriazione indebita. La vicenda avrebbe coinvolto inizialmente diversi utenti di alcune agenzie del franchising che, dopo aver pagato bollette e fatto i relativi versamenti, si sarebbero visti recapitare avvisi di pagamento e protesti, in quanto le somme non sarebbero mai state recapitate ai reali destinatari.

Secondo l’accusa, il versamento delle somme nei confronti di ENEL, Agenzia delle Entrate, Edison, Cusuman Gas, Serit Sicilia, AMG GAS, Giordano Vini SPA, ENI SPA, finanziarie varie ed altre società, non sarebbe stato mai effettuato. 

Giangrande, per procurarsi un ingiusto profitto, si sarebbe appropriato di alcune delle somme di denaro ricevute dai clienti dell’agenzia monrealese di corso Pietro Novelli che gestiva in prima persona. Il Pubblico Ministero, dott. Paolo Guido, ha così richiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore monrealese.

Inizialmente erano stati individuati circa 1500 bollettini non pagati e 976 vittime della presunta truffa, ma – nonostante l’avviso per pubblici proclami – soltanto 6 dei presunti truffati hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo.

Nunzio Giangrande si è sempre dichiarato innocente ed a sua volta vittima di una truffa. Ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati, e ieri ha presentato una serie di documenti a riprova della sua corretta condotta. Ciononostante il GUP non ha disposto l’archiviazione ma ha deciso per il rinvio a giudizio.

“Nonostante il rinvio a giudizio – racconta a Filo Diretto – sono sereno sul prevedibile positivo esito di questa vicenda che mi vede unicamente come vittima di un comportamento illegale messo in atto da altri soggetti. Ho spiegato al giudice tutti i passaggi che testimoniano il corretto versamento delle somme all’ufficio di Poste Italiane. Abbiamo mostrato tutti i bollettini regolarmente pagati, a supporto dei quali abbiamo presentato tre perizie tecniche. Ho chiesto per ben due volte l’incidente probatorio, che ci è stato bocciato”.

Già all’udienza preliminare dello scorso marzo i legali Francesco Paolo De Simone Policarpo e Gaspare Genova avevano presentato al GIP un faldone con le ricevute dei pagamenti effettuati di tutti i bollettini oggetto di contestazione. Gli avvocati avevano illustrato come in tutte le ricevute fosse applicato regolare timbro dell’agenzia di Poste Italiane, alla quale Servizi Postali avrebbe versato regolarmente le somme percepite dalla clientela.

Giangrande, che è anche un criminologo, spiega di avere svolto privatamente una serie di indagini assieme ai suoi avvocati. Sono troppi gli elementi oscuri e ci sarebbero diverse anomalie intorno alla vicenda ancora tutta da chiarire.

“Abbiamo richiesto che il CUAS (Centro Unificato Automazione Servizi Centrali, dove è possibile la rendicontazione dei bollettini incassati, ndr) producesse il giornale di fondo dell’ufficio postale di Via Rocco Pirri, dove effettuavamo i versamenti. La richiesta ci è stata bocciata. Poste Italiane ha dichiarato di avere smarrito il giornale di fondo. Ed intanto l’ufficio è stato chiuso”.

Giangrande spiega inoltre che la gravità della vicenda andrebbe notevolmente ridimensionata rispetto alle notizie divulgate. “Abbiamo dimostrato che la vicenda non riguarda un milione di euro né 30 milioni, come dichiarato da qualcuno di Poste Italiane. Dai dati della Procura l’ipotetica somma contestata ammonterebbe a 286.000€. Importi i cui pagamenti sono stati interamente documentati”.

Secondo l’imprenditore monrealese il fatto che si siano costituite parte civile solo sei persone, sulle 976 inizialmente coinvolte, costituisce un’ulteriore prova che si sia trattato di un caso esageratamente montato.

“Dalla prossima settimana presenterò regolare querela nei confronti dei reali responsabili di questi misfatti che hanno causato un enorme danno a me e ad un’azienda che dava lavoro a tantissime persone”.

1 Commento
  1. Anonimo scrive

    Sappia il signor giangrande che la causa del numero inferiore a quanto raccolto e prospettato negli anni dalle forze dell’ordine constà nella giustizia scadente e nei costi di gestione di un processo a titolo personale che potrebbe durare non meno di 5 anni… molto tempo, data la magra situazione economica in cui si naviga per adesso!! A mio parere si sarebbe dovuto procedere d’ufficio, rendendosi solamente parti civili e/o proporre una class action, invece già dalla formula utilizzata per informare i cittadini lesi è stata caratteristica, solo a mezzo giornale! Quando invece bastava procedere come quando si era iniziati, magari utilizzando le stesse forze dell’ordine coinvolte ma questa è solo fantascienza. Quindi, non canti vittoria, l’alba è ancora lontana.

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