Il dopo referendum. Il punto di La Porta sugli scenari possibili, tra voto anticipato, continuazione della legislatura e riforma dell’Italicum

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Monreale, 7 dicembre 2016 – Il comitato per il NO di Monreale ringrazia vivamente tutti i cittadini che hanno votato NO nel referendum costituzionale del 4/12/2016. L’alta percentuale di affluenza alle urne, 65,47% su scala nazionale ed il 56,65% in Sicilia dimostra come la difesa della Costituzione sia un valore molto sentito dalla popolazione.

Su scala Nazionale i NO sono stati 19.419.307, pari al 59,11%, mentre i SI si sono fermati a 13.432.208, pari al 40,89%. Assolutamente irrilevante è stato il numero delle schede bianche, 83.417(0,25%), nulle 306.852(0,92%) e contestate, 1.751(0,00). I votanti sono stati 33.243.845(65,47%) su un totale di 50.773.284 elettori aventi diritto al voto. Il NO è prevalso in 17 Regioni su 20 con le percentuali più alte in Sardegna (72,2%) e Sicilia (71,6%). Il SI è prevalso in Trentino Alto Adige (intorno al 57%), in Toscana (intorno al 53%) ed in Emilia Romagna (poco più del 50%). Il SI è risultato maggioritario anche tra gli Italiani residenti all’estero, con circa il 65% a fronte di poco più del 35% di NO.

Nei grandi Comuni, infine, il NO è in testa a Roma (59,42%) a Napoli (68,28%), a Torino (53,38%),  a Palermo (72,3%), a Genova (78,92%) e a Bari (68,35%), mentre il SI prevale a Milano 51,13%, a Bologna (52,23%) e a Firenze (56,29%).

Per quello che riguarda le fasce d’età, il NO prevale in maniera più accentuata negli elettori più giovani (18/24 anni) prevale ma in maniera più contenuta tra gli elettori tra i 24 e i 54 anni, mentre i cittadini oltre i 54 anni hanno preferito in maggioranza il SI, sia pure con uno scarto minimo (51% SI e 49% NO).

Nessuna differenza sostanziale si ha invece per quel che riguarda il titolo di studio ed il genere: in questi casi l’orientamento è pressoché uniforme sia nei laureati, sia nei diplomati, sia in coloro che hanno un titolo di studio inferiore al diploma, nonché nelle donne e negli uomini.

L’esito referendario, come era prevedibile, ha spinto il premier Matteo Renzi a rassegnare le dimissioni, momentaneamente congelate su richiesta del Presidente della Repubblica, in attesa dell’approvazione definitiva della Legge di stabilità da parte del Senato, prevista non oltre la metà di dicembre, così come era avvenuto per le dimissioni dei governi Berlusconi (2011) e Monti (2012).

Le forze politiche adesso dovranno proporre al Capo dello Stato, al quale spetta la decisione finale, o di fare proseguire la legislatura, fino alla scadenza naturale, andando a votare nel febbraio 2018, o di anticipare le elezioni politiche, votando al più presto – e comunque non prima di fine febbraio – marzo 2017 – o un pò più avanti, dopo avere atteso la pronuncia della Corte Costituzionale sull’Italicum, la Legge elettorale per la Camera attualmente vigente, pronuncia per il prossimo mese di gennaio 2017, e facendo quindi, sulla base di questa pronuncia, un’eventuale nuova Legge elettorale per la Camera, nonché per il Senato, che deve essere letto su base regionale. Al momento l’orientamento della maggior parte delle forze politiche sembrerebbe a favore di un anticipo del voto, da effettuarsi comunque prima dell’estate.

E’ auspicabile che si superi rapidamente il clima di contrapposizione ed anche di lacerazione che ha caratterizzato questi ultimi mesi e che, pur in presenza di legittime differenti posizioni, si intraprenda un percorso condiviso che possa consentire agli Italiani di scegliere democraticamente tra le diverse proposte politiche in elezioni generali da tenersi forse non immediatamente ma neppure in tempi troppo lunghi.

Domenico La Porta (per “Il comitato per il no di Monreale”)

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