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Nomina scrutatori, “un universo zeppo di buchi neri”

Monreale, 19 novembre – Queste ultime selezioni degli scrutatori per il referendum del 4 dicembre, hanno sollevato non poche critiche e polemiche da parte dei cittadini che hanno assistito al reiterarsi di una prassi poco trasparente; già vista per il referendum del 17 Aprile 2016 sulle trivelle.

Anche questa volta la commissione, presieduta dal sindaco, ha scelto la nomina diretta (prevista dall’art. 6, comma 2 della Legge 8 marzo 1989, n. 95, come sostituito dall’art. 9, comma 4 della legge 21 dicembre 2005, n. 270 numero 95) che permette ad ogni singolo membro, di poter scegliere e nominare, in base ai criteri prediletti, gli scrutatori iscritti nella lista. Se da un lato si parla di amministrazione trasparente (che alla luce di alcuni fatti sembra diventata invisibile) di apertura della politica verso il cittadino, di chiarezza e legalità; dall’altro si continua in maniera reiterata ad “esplorare un universo zeppo di buchi neri”. Oltretutto, alla luce di nuovi fatti di cui siamo venuti a conoscenza, c’è una chiara falla che oscura quella luce di legalità che dovrebbe sempre illuminare l’amministrazione comunale e la vita di ognuno di noi.

Abbiamo voluto vedere come si sono comportate le altre amministrazioni isolane, prendendo in considerazione i secondi comuni dopo i capoluoghi di provincia:
– Sciacca (AG) – Sorteggio
– Gela (CL) – Sorteggio
– Acireale (CT) – Sorteggio
– Piazza Armerina (EN) – Sorteggio
– Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Sorteggio/Nomina diretta
– Bagheria (PA) – Sorteggio
– Vittoria (RG) – Sorteggio
– Augusta (SR) – Sorteggio

– Mazzara del Vallo (TP) – Sorteggio

Il dato che è emerso ci spinge a fare delle considerazioni anche in base alla percentuale riscontrata sulle ultime nomine avvenute a Monreale. Ebbene, confrontando i nominativi che sono stati chiamati a svolgere le mansioni di scrutatori durante il referendum del 17 aprile, con quelli da pochi giorni nominati dalla commissione presieduta dal Sindaco, si evince con un semplice calcolo che 38 su 108 aveva già svolto questo compito nel precedente referendum. Il 40,4% non è poco come percentuale, se poi si considerano anche le amministrative del 2014 allora è chiaro che qualcosa non funziona e che il referendum costituzionale è stato ancora una occasione persa per poter dimostrare alla cittadinanza la limpidezza; offuscata da una scelta che di certo va rivista alla luce di un tanto decantato cambio di logica.

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