Pennisi: “Chi chiede il pizzo non è devoto del Crocifisso ma dell’anticristo”

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Monreale, 7 ottobre 2016 – Dopo la notizia pubblicata ieri riguardante l’estorsioni e il pizzo per la festa del SS. Crocifisso di Monreale, l’arcivescovo Pennisi interviene ribadendo quanto affermato nel discorso durante la processione del Crocifisso di quest’anno: «Coloro che uccidono e opprimono gli altri con la violenza di stampo mafioso, con il pizzo e con l’usura, con lo spaccio della droga, anche se partecipano alla processione, non possono dirsi seguaci, devoti di Cristo Crocifisso ma schiavi dell’Anticristo».

“In merito alle notizie di stampa riguardanti la festa del SS. Crocifisso di Monreale – afferma una nota stampa – si precisa che il Comitato della Festa che cura le manifestazioni esterne e folkloristiche e che raccoglie le offerte per far fronte alle spese è nominato dall’Autorità Civile”.

“Per quanto riguarda i membri delle confraternite si conferma il Decreto Vescovile che ha stabilito che negli Statuti delle Confraternite dell’Arcidiocesi sia inserita la disposizione che: «…non possono essere accolti coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passate in giudicato». Precisando che coloro che non hanno avuto sentenza definitiva di condanna ma che sono implicati in associazioni di stampo mafioso devono essere cautelativamente sospesi dalla Confraternita”.

 

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