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Caro Studente…

Monreale, 11 settembre 2016 – Caro Studente…

Gli auguri di un buon inizio, per chi si appresta a varcare, da protagonista, la soglia di un luogo tanto amato e odiato, dove trascorrerà gran parte della propria esistenza…la cara, vecchia insostituibile Scuola.

Il nuovo anno scolastico sta per avviarsi abbastanza stentatamente e con diverse incognite: enormi, forse ancora più di sempre, più di quanto la memoria mi consente di ricordare, appaiono i problemi e le avversità organizzative che incombono sui  docenti, tra mobilità, tempi ed esiti incerti di un concorso a cattedra che si sta rivelando un flop, chiamata diretta da parte dei presidi, anch’essa molto discussa e dai risvolti non sempre proficui. L’unica costante comune anche a questo inizio è l’emozione che esso suscita nei bambini e negli adolescenti…un’emozione immutata e immutabile, che accomuna gli studenti di ieri, di oggi e di domani. Ricordo ancora nitidamente e con grande coinvolgimento emotivo il passaggio più delicato per me, l’accesso al liceo classico: per la prima volta esprimevo una scelta, la mia scelta e in essa riponevo mille sogni e innumerevoli speranze, la voglia di scoprire “Il Sapere” e quindi le ragioni che muovono il mondo e il mio cuore incastonato tra sogni di gloria e logoranti ansie capaci di togliermi il sonno. Penso ai compagni che non hanno retto l’angoscia di una competizione sottile ma estenuante, spesso innescata dagli stessi docenti. Ho visto ragazzi intelligenti e profondi, sensibili e spaventati, desistere e scegliere percorsi sbagliati, poco adatti a loro o, addirittura, abbandonare la scuola: piccoli adulti già schiacciati dal peso della poca fiducia in sé, generata anche dai giudizi e pregiudizi di insegnanti che trasformavano e spesso trasformano ancora adesso un implacabile modus operandi fondato essenzialmente su un’arida “media aritmetica” dei voti, nella fondamentale ratio del loro “docere”, cioè quella di rendere elitario un percorso, che letteralmente cacciava e ancora caccia molte vivide intelligenze, spesso non omologate a un sistema così rigido, spersonalizzato e decisamente poco inclusivo. Ancora oggi la dispersione scolastica è una piaga sociale che penalizza tantissimi giovani, inficiandone pesantemente il futuro. Uno studente italiano su tre abbandona la scuola statale superiore senza aver completato i cinque anni. Una vera e propria emorragia tra le mura e i banchi delle scuole italiane, che prosegue silenziosa e inosservata. “Negli ultimi 15 anni quasi 3 milioni di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi”. Pensando sopratutto a loro ho provato a elaborare una lettera ideale, un augurio che rivolgo agli studenti, riesumando il ricordo di me stessa, studentessa impaurita e speranzosa, riavvolgendo il nastro della vita a quasi trentacinque anni fa:

“Caro Studente, ti auguro di varcare quella soglia, portando con te uno zaino pesante, colmo del tuo entusiasmo, della tua intelligenza, della tua fantasia, delle tue emozioni profonde, perché esse possano dipingere e rendere perfetta per te quell’aula in cui siederai. Supera l’angoscia di percepirti timido e maldestro, non sentirti mai inadeguato, non giudicarti mai come perdente, ma fai in modo che il tuo unico modo di essere, il tuo unico mondo prenda per mano tutte le cose interessanti che avrai modo di apprendere e che insieme possano costituire un punto fermo nella tua vita, la tua àncora, la tua forza per completarti come persona, come individuo consapevole, pronto ad affrontare il mondo. Ti auguro di incantarti dinnanzi a lezioni “magiche e coinvolgenti”, di trovare professori che ti comprendano e credano in te, che sappiano andare oltre ciò che appare per scovare ciò che non appare. Ti auguro di scoprire il mondo dei libri e il valore insostituibile della lettura, quel meraviglioso perdersi tra le pagine di innumerevoli vite, spazi e luoghi perché essi, insieme alle esperienze reali possano diventare i tuoi ricordi, parte della tua storia. Ti auguro di sentire il piacere di scrivere, di esprimerti su di un foglio di carta, senza limiti alcuni, se non la tua fantasia e la tua sensibilità, senza curarti troppo delle eventuali imperfezioni. Ti auguro di incrociare lo sguardo complice del tuo migliore amico, ma  anche quello di chi un migliore amico non è riuscito ad averlo perché aspettava proprio quel tuo sguardo. Infine ti auguro di provare, almeno per un giorno, il brivido d’essere il “capoclasse”, un abile condottiero come quelli che la storia ti farà conoscere, per sentire sulla tua pelle il valore e l’importanza che un buon leader, un ottimo rappresentante dei cittadini, ha per la società e per la democrazia, e ti auguro di sentirti, seppur per un solo attimo, anche “l’ultimo della classe”, per comprendere lo strazio infinito e il senso d’impotenza di chi non riesce ad aver voce. Buon primo giorno di scuola!”.

“Il metodo non può che costituirsi nella ricerca. Qui bisogna accettare di camminare senza sentiero, di tracciare il sentiero nel cammino.”

Edgar Morin

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