Segnala a Zazoom - Blog Directory

E ora a Corleone si voti con gli osservatori UE!

Monreale, 12 agosto 2016- Chi pensa a Corleone in questi giorni torna a farlo accostando al nome di questa città il sostantivo mafia. Prendo in prestito le parole di Dino Paternostro, sindacalista corleonese da sempre capace di restare a testa alta e a schiena dritta nonostante le minacce: “Per colpa di amministratori incapaci di resistere alle collusioni con la mafia, la città di Corleone è stata ricacciata indietro di trent’anni”.

Il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Ancora una storia di parentele, di amici degli amici, di qualcuno nel Palazzo che aveva a che fare con i clan mafiosi, di appalti. Ancora una storia di dichiarazioni che oggi pesano come un macigno: «Gli onesti di Corleone si tolgono dalle spalle un pezzo di storia criminale che è stata rappresentata dal boss», aveva dichiarato il sindaco Lea Savona all’indomani della morte di Provenzano. Ma è proprio ora che questa città non va lasciata sola. Nei giorni scorsi ho accompagnato un gruppo di giovani studenti universitari del Nord proprio a Corleone dicendo loro che andavamo nella patria di Placido Rizzotto non di Bernardo Provenzano e di Riina. Abbiamo visitato il museo dell’antimafia guidati da un padre che anni prima aveva avuto il coraggio di affrontare in faccia i mafiosi e aveva scelto di restare a Corleone. Incontrando Dino Paternostro, proprio nella piazza del municipio (scelta non casuale, credo), il sindacalista ci aveva preannunciato quanto sarebbe accaduto: “Non so se augurarmi che il Comune venga sciolto per mafia o no. Da una parte è giusto che accada dall’altra la mia città finirà ancora una volta sotto i riflettori come un luogo di mafia”. Nessuna ipocrisia. Paternostro così come tanti altri sanno che la mafia c’è ma sanno anche cos’è questa mafia, chi è mafioso: “Chi ha sbagliato deve pagare duramente sia dal punto di vista politico che personale. Da parte nostra – mi spiega il sindacalista contattato dopo lo scioglimento dell’amministrazione – ci impegneremo con grande determinazione per ricostruire a Corleone il fronte degli onesti che lavori per una ripartenza della nostra città fondata sui valori di legalità e giustizia sociale. E’ tempo di riaprire le porte al mondo. Chiediamo alle istituzioni di essere vicine alla nostra città”.

Una Corleone diversa è possibile: non sono lontani i tempi in cui l’ex sindaco Pippo Cipriani portava in giro per il mondo l’immagine di una città che aveva sconfitto la mafia, che confiscava la villa di Riina per darla agli studenti di una scuola. Forse c’è una strada che va percorsa in queste realtà dove le campagne elettorali, i voti si trasformano in occasioni per l’organizzazione criminale: servono gli osservatori elettorali della Commissione Europea. Attraverso il monitoraggio elettorale l’UE fornisce assistenza tecnica nell’organizzazione delle elezioni e verifica al momento del voto il rispetto delle procedure elettorali e degli standard internazionali in materia. Chi vive in Sicilia conosce bene come si vota, cosa accade davanti ai seggi, chi gira per le case prima del voto. Un processo che va fermato. Ha ragione Paternostro: serve un segnale da parte delle istituzioni. E serve non lasciare sola Corleone, città di Placido Rizzotto non certo di un’amministrazione collusa.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.