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L’Arcidiocesi di Monreale mette a disposizione le 96 parrocchie del territorio

Monreale – Firmato il 12 luglio scorso al Castello di Carini il nuovo accordo tra l’arcidiocesi di Monreale e il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Sicilia, alla presenza del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e i massimi vertici della magistratura, dell’avvocatura e dell’amministrazione delle carceri.

L’iniziativa della diocesi normanna di Monreale è quella di mettere a disposizione le 96 parrocchie del territorio per l’accoglienza di chi deve ancora scontare residui di pena o svolgere pene alternative. Al fine di favorire il recupero della persona, la restituzione del male commesso, la costruzione di un futuro per i detenuti che, dopo aver scontato la pena, potranno essere reinseriti nella società. Un’occasione per sottolineare la necessità di umanizzazione della pena, denunciando sovraffollamento delle carceri e lentezza dei procedimenti penali.

In particolare, l’intesa firmata da monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, e dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Gianfranco De Gesu, prevede di «promuovere azioni concordi di sensibilizzazione nei confronti della comunità locale rispetto al sostegno e al reinserimento di persone in esecuzione penale; promuovere la conoscenza e lo sviluppo di attività riparative a favore della collettività; favorire la costituzione di una rete di risorse che accolgano i soggetti ammessi a misura alternativa o ammessi alla sospensione del procedimento con messa alla prova che hanno aderito ad un progetto riparativo»

All’evento – organizzato dall’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Monreale, guidato da don Angelo Inzerillo, dal Movimento cristiano lavoratori e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, presieduto da Francesco Greco – è stato affrontato il tema ‘Espiazione della pena e diritti fondamentali della persona. Una riflessione sulla situazione carceraria italiana.

1 Commento
  1. Anonimo scrive

    Anche la riservatezza dei dati delle persone dovrebbe essere un tema trattato: i media che inondano di notizie su fatti di cronaca, rischiando di compromettere persino le decisioni di merito di certe decisioni, sono contrarie ai progressi ottenuti nei secoli scorsi sulla dignità della persona al di là dei fatti commessi da accertare. Si dovrebbe riservare ai tribunali ogni singolo processo. Che ne dite?

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