Monreale, 7 luglio 2016 – E’ innegabile che in questo ultimo anno qualcosa è stato fatto per rendere l’unico polmone verde, di cui Monreale dispone, più dignitoso agli occhi dei Cittadini e dei turisti.
La nostra Villa Comunale, oltre che avere una valenza storico/culturale, è l’unica “macchia” di verde che abbiamo in città. Questo piccolo rettangolo di alberi e piante, una volta chiamato “il giardino delle delizie”, assunse una configurazione diversa solo quando i Benedettini si sostituirono ai Canonici. Quello che prima era un orto si trasformò nel “Giardino della Matrice”. Le piante officinali vennero sostituite con alberi ed al giardino fu attribuita una configurazione diversa. Solo quando vennero abbattute le vecchie mura normanne di recinzione, questo luogo si aprì verso la vallata sottostante, un tempo denominata Conca D’oro per la ricchezza e rigogliosità dei suoi vasti agrumenti e frutteti.
Fu nei primi dell’800 che vennero piantumati i due bellissimi esemplari di ficus magnolioides dalle grandiose chiome e dalle radici aeree che oggi possiamo vedere.
Ho voluto rimarcare questi brevi cenni storici per sottolineare l’importanza di questo luogo che negli anni ha subito, a mio modesto avviso, stravolgimenti che ne hanno mutato l’aspetto. Non voglio tediarvi più di tanto, ma ci sarebbe un “triste” elenco di mutamenti che di certo ne hanno cambiato i “connotati” che ho ben impressi nei miei ricordi adolescenziali.
Come ho detto prima, è vero che qualcosina si è mossa, sarà stato, anche se in minima parte, grazie ad un gruppo spontaneo “VitaAllaVilla” nato circa due anni fa su un famoso social, che certo non ha fatto chissà che, che non pretendeva e non pretende di poter risolvere i probblemi che ancora si riscontrano, ma che ha cercato e cerca umilmente di tenere alta l’attenzione sul nostro Belvedere mettendo in evidenza le carenze e lo stato in cui si trovava ed in cui si trova.
In questi giorni ho letto della piantumazione di 500 nuove piante donate dalla forestale grazie all’interessamento del signor Mario Micalizzi che da un po’ si sta impegnando, con i pochi mezzi che ha, a far sì che i miglioramenti possano essere costanti e continui. Questo è lodevole e lo ringrazio personalmente ed a nome del gruppo, ma c’è un ma.
Non basta rifare le bordure alle aiuole, ci sono tante altre “deficienze” che con poco potrebbero essere risolte, vedi la fontana, spesso piena d’acqua stagnante che col tempo assume un colore poco invitante.
Ed ancora il ripristino dello zampillo e del riciclo che eviterebbe il ristagno, il portoncino in legno che immette alla torre, purtroppo vandalizzato, un box obbrobioso posto sotto le storiche mura del dormitorio dei benedettini, da poco restaurato, le erbacce che crescono ricogliose oltre la recinzione che delimita la zona franata, le scritte sui muri, la sparizione della stele posta in onore di Antonino Leto, di cui non si ha “notizia” da diversi anni, e che è stata denunciata al Comando di Polizia Municipale dal consigliere Giuseppe Guzzo. La mancanza di adeguati controlli giornalieri da parte dei vigili urbani, un impianto di video sorveglianza che sarebbe da deterrente verso chi, senza vergogna e paura alcuna, si fa beffa del custodi che in alcune occasioni sono stati minacciati, e per finire il muro.
Questo muro, crollato nel Marzo del 2011, caduto nel dimenticatoio, e di cui non si è più avuto sentore alcuno, lasciando la questione irrisolta. 
Il Signor Sindaco a Novembre 2015 aveva dichiarato più volte, anche alla televisione di stato ed alle testate giornalistiche, che presto si sarebbe lavorato su un progetto per poter quantificare gli oneri ed i tempi per poter avviare quel ripristino che eliminerebbe quella rete, che oltre ad avere un aspetto orrendo, proibisce ai turisti e a noi cittadini di poter spazziare con lo sguardo sulla vallata sottostante e godere della totalità di quello che fu e dovrebbe essere “Il Giardino delle Delizie”.



