Corleone, 6 luglio – La città di Corleone, come ben noto, è stata nelle ultime al centro di un clamore mediatico scaturito dal presunto inchino durante la processione di San Giovanni davanti l’abitazione del superboss Totò Riina, in cui risiede la moglie Ninetta Bagarella. L’accaduto, se da un lato ha destato parecchi dissensi da parte anche di Padre Domenico e dal Vescovo di Monreale Michele Pennisi, da un altro si è assistito alla nascita di movimenti di giovani corleonesi che, denunciando la falsità della notizia, a detta loro, si facevano promotori dello slogan #noinonciinchiniamo.
Oggi torna sulla questione la Federazioni delle Confraternite di Corleone. “I Presidenti delle 25 Confraternite della città – afferma la nota della Federazione – costituenti il gruppo della Federazione Diocesana della Vicaria di Corleone, riunita alla presenza del Vicario Foranio, Don Vincenzo Pizzitola, a seguito dei fatti accaduti durante la processione in onore di San Giovanni Evangelista, svoltasi il 31 maggio c.a. manifestano e ribadiscono la loro solidarietà alla Presidenza della suddetta Confraternita e al loro parroco, Don Domenico Mancuso”.
Le confraternite ribadiscono inoltre che nessun atto di reverenza è stato compiuto nei confronti della famiglia Riina e di nessun altro potente, mafioso, pluriergastolano. La sosta c’è stata secondo la Federazione ma è stata fatta solo per far defluire la folla che si accalcava proprio in quel tratto. “Si spera – conclude la Federazione delle Confratenite di Corleone – che nessun altro gesto venga strumentalizzato per poter continuare ad associare Corleone alla mafia”.