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La Repubblica Italiana: una storia lunga 70 anni

Monreale, 2 giugno – 70 anni, un tempo talmente lungo da rendere sbiaditi i ricordi, le immagini, i nomi, le cose…la Storia. “Ciò che è stato” può influenzare “ciò che è” ma non determina “cio che sarà”, se si smarrisce il senso di quel continum sancito e onorato da una Carta Costituzionale sempre viva, che compendia e unifica le fasi e le dinamiche di una storia passata, ma non definitivamente conclusa, una storia che valorizzando le sue radici, va oltre, costruendo il futuro, che noi riusciremo a meritarci.

Il 2 giugno 2016, la Repubblica Italiana festeggia il suo settantesimo anniversario: un traguardo significativo per una nazione ancora troppo giovane, nonostante la sua storia risalga alla fondazione di Roma, narrata da autori come, Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco. Valori ricercati, condivisi ed eterni si misurano, dunque, con la Storia, con un susseguirsi di vicende complesse e rivolgimenti costanti di assetti antropologici e sociali, fino ai nostri giorni… giorni sempre più confusi, connotati, spesso, da un mesto disincanto verso “un mondo” che dà ogni cosa per scontata, anche i valori più preziosi.

Spesso si ha difficoltà a considerare gli eventi della contemporaneità in una prospettiva storica: i giovani soprattutto, in un mondo che evolve troppo rapidamente, faticano a capirne il senso, la corrispondenza, la connessione reale: spesso non conoscono il sacrificio di vite umane immolate per una “volontà altruistica” di rincorrere “un benessere comune” che oggi si comprende sempre meno. Una volontà sofferta e condivisa finalizzata a costruire libertà e democrazia ed il riscatto umano, tanto agognato, dalle brutture, dalla tragedia, dalla repressione di un ventennio da dimenticare. Quindi diventa necessario che questi valori non vengano dispersi, ma veicolati, sin dalla scuola primaria, affinché i giovani abbiano modo di riflettere sull’aspetto fondamentale della nostra democrazia repubblicana, cioè quello della sua indispensabilita’, considerando che, malgrado i tanti difetti che gli si possano attribuire, la Repubblica rimane il modello migliore che gli uomini siano riusciti mai a costruire.

“Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza.” (Sandro Pertini, Discorso di insediamento, 1978)

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