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Addio all’ultimo superstite di Portella della Ginestra

Monreale, 16 maggio – Portella della Ginestra altro non è che una riga del libro di storia per molti ragazzi ma non per chi ha incontrato Mario Nicosia, l’ultimo reduce di quella terribile strage che ha segnato l’Italia. Se n’è andato a 91 anni dopo aver trascorso buona parte della sua vita a passare il testimone ai ragazzi che lo andavano a cercare a Piana degli Albanesi per farsi raccontare che cos’era accaduto quel 1 maggio del 1947.

Non era difficile trovare Mario: bastava fare due passi in paese, chiedere di lui o entrare alla Casa del Popolo, in quel luogo dove trovi ancora appeso al muro falce e martello con accanto il crocefisso. Non si è mai tirato indietro di fronte ai curiosi della storia, alle centinaia di giovani che arrivavano da ogni parte d’Italia, portati dai loro insegnanti.
Era lo sguardo di Mario a catturare la loro attenzione: bastava poco per comprendere che l’incontro con quell’uomo era uno di quei momenti che spiegano la storia più di tante parole scritte su un testo didattico.

Salvatore Giuliano lui l’aveva conosciuto, non era un mito. Quei 2000 lavoratori arrivati nella vallata di Portella per manifestare contro il latifondismo, Mario li aveva visti così come aveva sentito quelle raffiche di mitra che si protrassero per circa un quarto d’ora, su donne, uomini e bambini, lasciando su quelle nude pietre i corpi di undici persone tra cui Vincenza La Fata di soli 8 anni.

Mario Nicosia, quella storia in questi anni l’ha spiegata ai ragazzi, ai politici che il 1 maggio di ogni anno arrivano a Portella della Ginestra ma soprattutto ha cercato di conservare la memoria. Lo ha fatto senza mai risparmiarsi, senza declinare alcun invito: quando il sole era cocente su quelle pietre di Portella o quando il vento soffiava forte scavalcando il monte Pelavet, Mario c’era. In queste ore in tanti lo ricordano. Lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando in un post su Facebook ha scritto: “Mario Nicosia si è spento a 91 anni. Un pezzo di memoria che ci lascia ma che abbiamo il dovere di tenere vivo”.

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