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Tinturia: “Siamo nati Abusivi ed adesso siamo Precari” – Intervista a Lello Analfino

Monreale, 2 maggio – “Precario, Precario, Precario. Santo Precario aiutami a tirare il carro un altro po’; a 40 anni sono un po’ stanco ma stai sicuro che tra un poco scoppierò: boom!” Questa è soltanto una strofa del testo che fa parte dell’ultimo album dei Tinturia. Precario non è altro che lo specchio di una realtà che diversi giovani, ma anche meno giovani, stanno vivendo.

“Pace, Amore e Tinturia…Pittuttavita”, è lo slogan che il gruppo ha scelto per i propri fan. Nel dialetto siciliano i bambini sin troppo svegli e discoli vengono definiti “tinti”, quindi Tinturia rappresentano le loro monellerie. In un paese del retroterra agrigentino, Raffadali, nasce a metà anni ’90 il gruppo. Lello Analfino inizia suonando le tastiere, per poi diventare il cantante e il frontman della band. Così diventa espressione, immagine leggera e irriverente dei Tinturia.

Oltre “monelli” i Tinturia sono?

Sono dei ragazzi cresciuti in una Sicilia troppo spesso emarginata dal resto della nazione, se non per le vacanze che hanno cercato e continuano a cercare di cambiarne il volto agli occhi di tutto il mondo. Ragazzi che continuano a portare avanti la tesi che la Sicilia non è coppola e baffetti, ma teste pensanti che possono fare la differenza. Possono riuscirci soltanto se questa politica scellerata, arrivista e “inciuciona”, che ha dettato i tempi fino a ieri, venisse debellata. Per far questo ci vuole un cambiamento di coscienza civica, credo che questo sia il passo più difficile; ma sognare non costa nulla.

Il vostro genere musicale è lo “Sbrong”: pop, rock, folk, ska, funk, rap e reggae. Quale tra questi generi vi piace e rappresenta di più? 

Credo che ci rappresentino tutti e nessuno. Di certo i Tinturia hanno fatto scuola e credo che nel mischiare tutti questi generi ne sia uscito uno nuovo, che io ho definito strong. Il pubblico che ci segue da 20 anni ha saputo apprezzare ed amare. Questa è la nostra grande forza e fortuna.

Rispetto al 1996, anno in cui nasce il gruppo, adesso i Tinturia come vedono e percepiscono le cose?

Sono passati 20 anni e di acqua sotto i ponti ne è passata, siamo nati “Abusivi” ed adesso siamo “Precari”. Beh che dire, i nostri politicanti mi hanno dato tanti spunti per scrivere canzoni, ma anche per far riflettere la gente ed allo stesso tempo riflettere anch’io. Riflettere su come poter fare il proprio lavoro, cercando di rivolgersi anche alla gente dando lo spunto per tante riflessioni. Ecco, questo è il modo in cui ci siamo evoluti nel tempo.

Quali sono gli obiettivi futuri dei Tinturia?

Ci piacerebbe continuare a fare quello per cui siamo nati: far musica. Fare musica per la gente, credo che sia il sogno e l’obiettivo di ogni artista; oltre poter vivere del proprio lavoro e continuarlo a fare per sempre finché morte non ci separi (dal lavoro naturalmente).

Chi è Lello Analfino? E qual è il brano che parla più di lui?

Credo di essere il figlio di mio padre e mia madre e questo non l’ho mai scordato. Sono quello che vedi su un palco o incontri in giro per questa bellissima nazione; ma chi sono lo devono dire gli altri non di certo io! Tutti i miei brani parlano di me, sono uno che scrive poco perché aspetto l’ispirazione e questa arriva soltanto vivendo.

Una frase che ironizzando sbatte in faccia la realtà “Il bello della crisi è che la precarietà è ovunque. I giovani siciliani possono finalmente muoversi e diventare abitanti del mondo per turismo e non per necessità”. Cosa consigli ai giovani siciliani?

Di studiare o di lavorare, di fare comunque una scelta concreta. Consiglio di andarsene dalla Sicilia se è necessario; ma di non abbandonare mai quelli che sono i valori e gli affetti che ti legano alla propria terra e che ovunque tu ti trovi ti facciano capire la differenza tra il resto del mondo e la Sicilia.

Il vostro è un modo di raccontare le storie in maniera ironica e divertente. Pensi che possa esserci un momento o solo un album in cui cambierete il modo di fare musica?

Potrebbe capitare ma non credo adesso.

Nell’album Precario c’è il singolo Cercasi Rivoluzione, due argomenti abbastanza attuali al contesto che stiamo vivendo. Quali sono i valori a cui una vera e sana rivoluzione dovrebbe ispirarsi, per uscire dallo stallo in cui si trova il nostro Paese?

Semplice, basta cercare di accontentarsi dell’utile, abbandonando un po’ il superfluo. Oltre che dedicarsi di più alla terra (la città che vivi), alla famiglia e non chiudersi in un centro commerciale la domenica o quando è festa. Con la scusa stupida e senza senso del “ho tempo solo la domenica per la spesa”, questa potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione pacifica ed efficace.

Se tu fossi una tra quelle persone derubate del tempo e delle ali cosa faresti?

Andrei in questura a fare la denuncia! Non posso rispondere, perché il tempo e le ali non me le ha mai rubate nessuno. Forse sono stato io qualche volta a lasciarli incustoditi, ma li ho sempre recuperati.

Hai mai pensato di scrivere un libro?

No, è già molto difficile per me finire quelli che ho da leggere e sono davvero tanti.

 

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